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Genova, Iuss Pavia: “Punto debole ponte Morandi era poca resilienza”

Il docente della Iuss di Pavia ha tenuto una relazione presentando la storia del ponte di Genova e del suo creatore
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PAVIA – “La tecnologia che ha usato Morandi per costruire quel ponte sostanzialmente è una tecnologia che in parte non è mai stata ripetuta. Infatti questo impallato retto da un singolo strallo è proprio della tecnologia Morandi. I ponti strallati oggi non sono così. Quel ponte aveva sicuramente qualcosa di avveniristico, aveva luci di 200 metri quando in tutta l’autosole i ponti plastici avevano in tutto 70 o 80 metri di luce, dall’altra parte aveva stralli in calcestruzzo (cosa mai più ripetuta) e forse poca resilienza, con uno studio che non ha curato il logorio del tempo o gli eventi incidentali”. A dirlo è Gian Michele Calvi, docente di Tecnica delle costruzioni alla Scuola Universitaria Superiore Iuss di Pavia, che a Palazzo Broletto ha tenuto una relazione presentando la storia del ponte di Genova e del suo creatore, Riccardo Morandi, ma soprattutto illustrando i risultati da uno studio condotto dallo stesso Calvi e dal suo gruppo, indagine atta a scoprire qualcosa di più sulle cause del collasso, avvalendosi di prove scientifiche. 

“Oggi quando si progettano ponti con stralli invece viene valutato anche ad esempio se un aereo dovesse tranciare due cavi- spiega Calvi- permettendo al ponte di stare in piedi. Probabilmente se un aereo tranciasse l’unico strallo del ponte Morandi, crollerebbe all’istante”, conclude il docente

IUSS PAVIA: CHI PUÒ VERIFICHI STRALLO NORD-OVEST MORANDI

“Secondo i nostri studi il collasso del ponte Morandi potrebbe essere stato causato dal cedimento dello strallo nord ovest. Per esclusione, i problemi potrebbero essere connessi a delle anomalie legate ai punti di giuntura dello strallo stesso, suggeriamo dunque a chi può accedere di andare a verificare”. A dirlo è Gian Michele Calvi, docente di Tecnica delle costruzioni alla Scuola Universitaria Superiore Iuss di Pavia, che nel proscenio di Palazzo Broletto, sede dell’Ateneo pavese, ha ripercorso la storia del ponte di Genova e del suo creatore, Riccardo Morandi, figura cardine del Dopoguerra in Italia che incise sull’evoluzione della tecnica e della progettazione ingegneristica. Dopo la digressione storica che ha permesso di conoscere il contesto in cui il ponte venne costruito e la natura avveniristica sia dell’opera che del suo creatore, afferma che il Morandi era un ponte che “non aveva problemi sismici, non aveva problemi strutturali ed aveva ottime capacità di resistere al logorio, attestato al 20%”. 

Anzi “avrebbe naturalmente retto anche con un solo strallo” afferma Calvi, e non certo per opinioni personali ma ragionando da prove empiriche e valutazioni tecniche realizzate dal proprio gruppo di ricerca, valutazioni che sono andate a scandagliare per esclusione, come fa la scienza, tutte le varie possibili casistiche dipanate in questi mesi.

Durante l’intervento Calvi accenna a degli interventi di monitoraggio effettuati sul ponte negli anni ’90, interventi che si conclusero con la manutenzione della pila 11, giudicata logora e quindi ammodernata con la sostituzione dei cavi da nuovi cavi di rinforzo, senza però rimuovere i precedenti. La curiosità è che durante il monitoraggio mentre la pila 10 risultò meno logora della 11, sulla numero 9 (quella crollata) nessuno evidenziò cedimenti. Va detto a onor del vero che i test fatto sul ponte Morandi all’epoca della costruzione “non prevedevano test di collasso accidentale”, ricorda Calvi, che informa come un ponte a Messina (il ponte Santo Stefano), costruito da Morandi, crollò nel 1999 senza fare vittime, “forse è per questo che non lo conoscete”, dice. Non solo, ma un altro ponte costruito dal celebre architetto italiano in Venezuela, come aggiunge Calvi, crollò per l’impatto di una nave.

    Insomma, vero è che quel ponte non aveva previsto impatti, ma “non è possibile che l’impatto di un coil di un camion abbia potuto far crollare quel ponte ma- dice- al massimo aver prodotto un inclinazione di poche centinaia di millimetri”, ma altrettanto vero è che quello era con tutti i suoi limiti un ponte che dava grazie di sicurezza. Infine, un appunto di natura politica: “In queste discussioni- dice Calvi- si usa sempre poca razionalità e sarebbe valsa la pena per andare a fare confronti”. Non solo, ma “se qualcuno mi avesse chiesto di intervenire su quel ponte, io credo che non si possa prescindere dalle pile, dunque avrei demolito e costruito un impalcato provvisorio moderno che avrebbe portato una riduzione enorme in tempi e disagi al traffico”.

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