giovedì 4 Dicembre 2025

Migranti, dall’Onu arriva la richiesta per la Libia: “Chiuda i centri di detenzione”

A Tripoli anche l'appello per consentire l'accesso agli osservatori

ROMA – Gran Bretagna, Spagna, Norvegia e Sierra Leone sono tra i Paesi che hanno presentato una richiesta congiunta alla Libia affinché chiuda i centri di detenzione per le persone migranti. Dal Consiglio diritti umani Onu di Ginevra, i paesi hanno sollevato preoccupazioni per le violazioni emerse da testimonianze raccolte dai giornali o nelle aule di tribunale, secondo cui le persone sono soggette ad abusi, torture e ricatti. Sono state anche scoperte fosse comuni – con i corpi che presentavano ferite da arma da fuoco – mentre i gruppi armati che gestiscono i centri informali sono accusati di sequestro. La Gran Bretagna ha inoltre esortato Tripoli a permettere l’ingresso agli osservatori delle Nazioni Unite.

A tali richieste ha replicato il ministro degli Esteri ad interim di tripoli (l’esecutivo riconosciuto dall’Onu), Eltaher Salem Elbaour, ha assicurato che “col sostegno delle Nazioni Unite”, le autorità sono impegnate a “garantire il rispetto dei diritti umani in questa fragile transizione”. Ha inoltre ricordato la “cooperazione con la Corte penale internazionale” e la creazione di un nuovo comitato congiunto per la supervisione dei centri di detenzione. La Libia è tra i principali paesi di transito per i migranti alla volta dell’Europa, che spesso si imbattono in reti criminali. Oltre alle violenze subite dai migranti, gli organismi per i diritti umani denunciano difficoltà di accesso agli organismi internazionali. Lo scorso 9 novembre Medici senza frontiere ha ricevuto l’ultimatum per lasciare il Paese “senza fornire alcuna motivazione”. Al momento, avverte Msf, “non vi sono Ong internazionali che forniscono assistenza medica ai rifugiati e ai migranti nella Libia occidentale”.

La settimana scorsa, la procura di Tripoli ha incarcerato l’ex ufficiale di polizia Usama Najim Al-Masri per torture e uccisioni a danno dei detenuti del carcere di Mitiga. Su di lui pende un mandato d’arresto per presunti crimini di guerra e contro l’umanità della Corte penale internazionale, che tuttavia l’Italia ha ignorato, rimpatriandolo con volo di Stato quando venne nel nostro Paese nel gennaio scorso. Sulla vicenda si è pronunciata ieri la quarta sezione penale della Corte d’Appello, che ha sollevato il dubbio di incostituzionalità, ribadendo che la decisione del giudice deve essere sempre assoggettata alla legge e non a valutazioni di tipo politico. Il prossimo 25 novembre, il Consiglio di sicurezza dell’Onu voterà invece sulla proposta di rinnovo dell’autorizzazione a ispezionare le navi al largo delle coste libiche, per verificare che l’embargo sulle armi venga rispettato.

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