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Cop26, regge l’accordo sull’aumento di 1,5 gradi. Deludono fondi ai Paesi poveri

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Oggi si chiudono i lavori della Conferenza Onu sul clima a Glasgow. Resta l'obiettivo di contenere l'aumento del riscaldamento globale ma sparisce l'obbligo per i Paesi sviluppati di raddoppiare le risorse per quelli in via di sviluppo
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ROMA – Nel giorno in cui si chiudono i lavori della Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Glasgow, in Scozia, è stata presentata la seconda bozza dell’accordo finale. Come riporta il quotidiano britannico Guardian, il testo definitivo dovrebbe essere diffuso entro domani o, al più tardi, domenica. Il testo, frutto di un lungo negoziato tra rappresentanti delle istituzioni e della società civile, comprende vari aggiustamenti a partire dalla “graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e al carbone“, come chiesto a più riprese da scienziati e attivisti.

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Resta poi l’obiettivo di limitare l’aumento del riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, e poi il taglio del 45% alle emissioni globali di CO2 entro il 2030, che si punterà poi a portare a zero entro la metà del secolo. Come riporta ancora il Guardian, sparisce invece l’obbligo per i Paesi sviluppati di raddoppiare le risorse per i Paesi in via di sviluppo, che resta solo un’esortazione. La testata osserva che non solo non è stato raggiunto il fondo da 100 miliardi di dollari promesso, ma le risorse stanziate andranno a “progetti che riducono le emissioni di gas serra, come lo sviluppo delle energie rinnovabili, e ai Paesi a medio reddito piuttosto che ai più poveri”.

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Inoltre non sarebbero contemplati fondi specifici per i Paesi in via di sviluppo per adattarsi ai disastri naturali causati dai cambiamenti del clima. Sebbene nel testo si riconosca che il riscaldamento globale è all’origine di vari eventi avversi come cicloni e inondazioni, sono previsti stanziamenti solo per intervenire in seguito a “danni e perdite” causati dai disastri, e non per prevenirli, rafforzando la capacità di risposta e adattamento come richiesto dai paesi più vulnerabili e esposti. Infine, viene convocata una tavola rotonda ministeriale di alto livello a partire dall’anno prossimo per monitorare gli obiettivi da raggiungere entro il 2030.

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Tasneem Essop, direttore del Climate Action Network ha invitato a negoziare dei finanziamenti adeguati per risarcire le perdite e i danni già subiti dal sud del mondo: “È estremamente deludente che l’ultima bozza del documento non sia riuscita a includere le richieste del G77 per l’inclusione e il finanziamento di uno strumento per ‘perdite e danni’ da parte delle nazioni più ricche del mondo”, ha detto Essop.


Anche oggi migliaia di attivisti per l’ambiente e difensori dei diritti umani hanno manifestato a Glasgow per chiedere interventi più concreti e coraggiosi. “La Cop26 è solo uno spettacolo, un’illusione” ha denunciato al Guardian l’attivista nativo Ta’Kaiya Blaney della Tla A’min Nation. I manifestanti hanno esposto nastri e teli rossi a ricordare che, come hanno avvertito gli scienziati, la linea rossa di non ritorno per il Pianeta Terra è già stata superata.

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