Negli ospedali pubblici del Lazio quasi il 70% dei ginecologi è obiettore

Sono i numeri allarmanti emersi dall'inchiesta dal basso promossa da Coordinamento delle assemblee delle donne e delle libere soggettività dei consultori del Lazio e Non Una Di Meno-Roma
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ROMA – Negli ospedali pubblici del Lazio i ginecologi obiettori di coscienza sono 130 su 189, un numero che in percentuale supera di gran lunga la metà raggiungendo quota 68,8%. Tra gli anestesisti l’obiezione si attesta al 54,2% (150 su 227), mentre per gli operatori sanitari si ferma al 50% (253 su 506). Nel complesso, quindi, l’obiezione nel Lazio raggiunge il 54,8%. Sono i numeri allarmanti emersi dall’inchiesta dal basso promossa da Coordinamento delle assemblee delle donne e delle libere soggettività dei consultori del Lazio e Non Una Di Meno-Roma, attraverso specifiche richieste di accesso civico generalizzato ai dati sull’obiezione di coscienza inviate a partire da maggio 2020 ai direttori generali di Asl, presidi ospedalieri e aziende sanitarie del Lazio dove sono presenti reparti di ginecologia e ostetricia.

 “Abbiamo finito di raccogliere i dati alla fine di ottobre: su 20 Asl e ospedali contattati ci hanno risposto in 17”, spiega all’Agenzia di stampa Dire Alessandra Zampetti, l’attivista che ha curato l’indagine i cui risultati saranno presentati il prossimo 14 novembre nei quattro appuntamenti dell’iniziativa ‘Consultori in piazza‘. 

Entrando nel dettaglio della fotografia scattata dal Coordinamento, sono ben due i nosocomi in cui i ginecologi obiettori sono il 100% di quelli in servizio. Si tratta, fa sapere Zampetti, “dell’ospedale di Palestrina (9 ginecologi obiettori su 9) e del ‘Padre Pio’ di Bracciano (1 su 1)”, seguiti, nella classifica regionale delle maglie nere dell’ivg, “dall’ospedale di Tivoli (90% di obiettori, 9 su 10), dal ‘Grassi’ di Ostia (86%, 12 su 14) e dal ‘San Paolo’ di Civitavecchia (75%, 9 su 12)”. Cinque i presidi ospedalieri della Capitale in cui “l’obiezione tra i ginecologi si attesta al 65%: il ‘Santo Spirito’ (12 su 15), il ‘San Filippo Neri’ (11 su 18), il ‘Sant’Eugenio’ (12 su 19), il ‘S. Pertini’ (17 su 19) e l’azienda ospedaliera ‘San Giovanni Addolorata’ (21 su 24)”, mentre al ‘San Camillo De Lellis’ di Rieti il dato si attesta sul 60% (3 su 5)”. 

Più “virtuosi”, con un’obiezione al di sotto del 50%, risultano essere gli ospedali di Ariccia (47%; 7 su 15), Velletri (44%; 4 su 9) e Formia, in provincia di Latina (37%; 3 su 8)”. 

Mentre tra i “campioni” della libertà di scelta delle donne ci sono due ospedali della Asl Roma 6, dove non ci sono ginecologi obiettori: Anzio (0 su 10) e Marino (0 su 1). “Da questa indagine è emerso quello che immaginavamo- commenta alla Dire Zampetti- e cioè che non solo nei nostri ospedali ci sono obiettori, ma che sono di gran lunga più della metà. Possiamo quindi immaginare quale percorso a ostacoli siano costrette ad affrontare le donne che vogliono interrompere una gravidanza nel Lazio. Abbiamo promosso questa iniziativa non per fare la guerra a ginecologi, Asl e ospedali- chiarisce- ma perché non possiamo accettare il fatto che nei consultori e negli ospedali pubblici possano lavorare obiettori e perché vogliamo che la Regione Lazio avvii un monitoraggio obbligatorio sull’obiezione, per poi elaborare delle linee guida sulle nuove assunzioni e scrivere nero su bianco sui bandi che non è ammissibile assumere personale obiettore, né negli ospedali né nei consultori”.

Il problema, infatti, per le attiviste è la mancanza di dati certi sull’obiezione perché “non esiste un obbligo di comunicazione di questi dati e solo alcune Asl inviano i moduli all’inizio dell’anno alla Regione”. Ed è nelle maglie del mancato monitoraggio che l’obiezione dilaga, spesso impedendo alle donne di accedere all’ivg nel rispetto della legge 194. “A breve chiuderemo anche l’indagine sull’obiezione nei consultori”, fa sapere Zampetti che rilancia le piazze organizzate dalle donne del Coordinamento e di Nudm-Roma per sabato 14: “Alle 11 saremo contemporaneamente nei giardini ‘Caterina Cicetti’ al Trullo per la Asl Roma 3, al consultorio di via dei Levii in zona Quadraro-Tuscolana per la Asl Roma 2, a piazza Santa Maria delle Fornaci per il consultorio di via Silveri per la Asl Roma 1 e a via Collatina all’angolo con via G.B. Valente per la Asl Roma 2. Presenteremo i dati raccolti con Non Una Di Meno-Roma- conclude Zampetti- e diffonderemo dei volantini per protestare contro lo svuotamento dei consultori e ottenere che ce ne siano molti di più in ogni quartiere di Roma, della provincia e del Lazio”.

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12 Novembre 2020
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