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VIDEO | Cafiero: “Le priorità per il lavoro che verrà? Salute e responsabilità”

ROMA – La pandemia produrrà grandi trasformazioni sociali a partire dal mondo del lavoro, anche quando si supererà la fase dello smart e si tornerà a lavorare in presenza. Ne è convinto Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista, che interpellato dalla ‘Dire’, indica due priorità per il lavoro che verrà: salute e responsabilità. Ora il mercato del lavoro, osserva l’avvocato, si muove in “due direzioni: da un lato c’è un congelamento dei rapporti di lavoro, l’abbiamo visto con la cassa integrazione, dall’altro c’è tanto fervore, soprattutto nei corpi intermedi, per un rilancio del lavoro attivo e delle politiche attive“. Quindi, prosegue Cafiero, “occorre pensare a un nuovo sistema alla luce di quello che il virus ci ha insegnato”. 

Cosa si può fare oggi, nel breve termine? “Valorizzare lo smart working come chiave di accesso ad una serie di attività: serve una inversione di tendenza, perchè se si lavora a casa i servizi devono essere vicini. Dovremo pensare a quartieri in cui in 15 minuti hai i servizi a portata di mano e poi ancora- prosegue il giuslavorista- bisogna ripensare ai lavori di assistenza, per affiancare le persone che lavorano in casa”. Inoltre, si devono sviluppare gli interventi in “edilizia per un ambiente a misura dei lavori che si svolgono a casa”. 

Cafiero poi vede buone prospettive, soprattutto per i giovani, nello sviluppo dei Green Jobs: “E’ un’area sterminata, il lavoro in agricoltura, distanziati e all’aria aperta, può essere una grande prospettiva”. E quando torneremo alla ‘normalità’ il lavoro comunque non sarà più come prima: “Ci sarà bisogno di un grosso aggiornamento pensiamo ai controlli per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. E poi- spiega Cafiero- c’è il dato del distanziamento e quindi del minor contatto da garantire all’interno dei luoghi di lavoro. Serve una responsabilizzazione in cui ognuno possa lavorare con una certa autonomia“. Insomma, conclude “salute e sicurezza al primo posto di un ripensamento dell’organizzazione aziendale, in ottica di responsabilizzazione dei lavoratori, e infine una redistribuzione della ricchezza avvicinando le retribuzioni di vertici e lavoratori”.

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12 Novembre 2020
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