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Cile, generazioni a confronto: uniti contro il sistema Pinochet

"Il Congresso cileno ha un vizio dilegittimita'. È importante che siano i cittadini, attraverso le loro organizzazioni sociali, a discutere cosa vogliono in questa Costituzione, che rappresenti il nostro patto politico e sociale,che oggi non funziona piu'"
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ROMA – Intervistata a Roma dall’agenzia Dire, la giovane giurista cilena Diva Serra commenta l’annuncio di ieri del ministro degli Interni di Santiago, Gonzalo Blumel, secondo cui il governo sarebbe pronto a cambiare la Costituzione di Pinochet.

Per Blumel, dovrebbe essere il Congresso, l’assemblea parlamentare del Paese, a farsi carico della riscrittura della Carta: una posizione subito rifiutata da alcuni membri dell’opposizione e da sostenitori delle proteste iniziate il 14 ottobre, che anche oggi manifestano con uno sciopero nazionale.

“Finora non e’ chiaro cosa si intenda per ‘Congresso costituente’ – osserva ancora Serra – ne’ se si intenda il Congresso attuale o un’altro”.

Da parte di movimenti e organizzazioni sociali, invece, la proposta e’ di una ‘Assemblea costituente’: anche qui, secondo la giurista, “non c’e’ una proposta concordata”.

“Potrebbero essere assemblee di cittadini che propongono dei rappresentanti in combinazione con qualche deputato che per questa ragione dovrebbe rinunciare alla carica, oppure solo con le persone scelte attraverso assemblee piu’ piccole… Siamo aperti a trovare altre soluzioni ma deve essere sempre una discussione con i rappresentanti del popolo, con le parti sociali, che non sia chiusa”.

A sottrarre legittimita’ alle proposte dell’esecutivo sono anche le violenze delle ultime settimane dalla proclamazione, il 19 ottobre, dello stato d’emergenza. “I carabinieri, non solo i militari, hanno usato in modo sproporzionato la forza contro i manifestanti per reprimere le proteste” denuncia l’esperta di diritto.

“A oggi abbiamo 20 morti solo per questa protesta, 2mila persone ferite di cui 900 con armi da fuoco, decine di persone torturate e piu’ di 10mila persone arrestate” conclude Serra, citando alcuni dati dell’Istituto nazionale dei diritti umani. “È evidente una violazione del diritto alla vita, del diritto all’integrita’ fisica, ma anche del diritto al giusto processo, anche se bisogna dire che questo accadeva anche durante i governi della ‘concertazione'”.

L’occasione per l’intervista e’ l’incontro ‘Cile se despertò’, ospitato ieri dalla Fondazione Basso. Si e’ trattato di un confronto tra generazioni, con cileni residenti in Italia da pochi mesi o da decine di anni.

Badilla, il giornalista esule : dopo 46 anni, è ora di cambiare

“Paradossalmente, la democrazia cilena si e’ retta in questi anni con una Costituzione totalitaria”: denuncia alla DIRE Luis Badilla, giornalista cileno arrivato in Italia nel 1973, un mese dopo il golpe di Augusto Pinochet.

“La Costituzione cilena di oggi e’ quella che fece Pinochet, e che si modifico’ diverse volte. Ma nel momento in cui si passo’ dalla dittatura alla democrazia fu negoziato che non fosse modificata in modo sostanziale” ricorda Badilla: “La cosa fondamentale di questa Costituzione e’ il modello mentale e culturale di una casta militare oligarchica associata agli interessi del capitalismo internazionale”.

“Il problema per cui oggi si protesta non e’ relativo ai 30 pesos di aumento del biglietto della metropolitana, ma agli ultimi 46 anni di storia” afferma ancora il giornalista, riprendendo lo slogan ‘No son 30 pesos, son 30 anos’ che in queste settimane e’ stato tra i piu’ frequenti alle manifestazioni contro il governo di Sebastian Pinera. “I governi di centrosinistra e centrodestra, durante tutti questi anni dopo la caduta della dittatura hanno mantenuto il modello politico, costituzionale, culturale, antropologico di Pinochet, hanno avuto, in questi ultimi 30 anni una democrazia inquinata con elementi pinochettisti”.

Badilla conclude: “Finche’ i cileni non cambieranno Costituzione seguendo la volonta’ della maggioranza non risolveranno i probemi, non hanno mai fatto critica e autocritica ma e’ importante sottolineare che durante il periodo della Guerra fredda non c’era la forza per imporre una Costituzione veramente democratica. Oggi queste condizioni ci sono”.

Di Biase, economista : Per gli studenti, l’aumento del biglietto è la punta di un iceberg

Un massiccio iceberg fatto di “salute ed educazione private”, “lavoro precario”, “disuguaglianze”, dove “l’aumento del trasporto pubblico” e’ solo la punta. È l’immagine scelta da Frincasco Di Biase, giovane economista cileno, per spiegare le ragioni che da un mese spingono manifestanti, giovani e meno giovani, a manifestare nelle strade del Paese sudamericano.

In particolare rispetto alla situazione degli studenti, “hanno fatto questa cosa che si chiama Cae” spiega Di Biase, che da alcuni mesi studia a Roma. Il Cae (Cre’dito con Aval del Estado, in vigore dal 2005) “e’ un prestito che fa la banca allo Stato e cosi’ gli studenti che non hanno la possibilita’ di studiare possono indebitarsi per farlo”.

“Dopo devono restituire il prestito, con gli interessi”, sottolinea Di Biase, quindi la gente paga un importo superiore al costo effettivo degli studi intrapresi: “Si possono pagare piu’ di 6mila euro l’anno piu’ gli interessi”.

I dati corrispondono con quelli forniti dal sociologo cileno Alberto Cuevas: “Attualmente nel Paese (su un totale di 18 milioni) ci sono circa 11 milioni di persone indebitate – ha detto – e cinque milioni sono morosi, che quindi pagano interessi. Ci si indebita per studiare, per curarsi, ci si indebita perche’ non si arriva alla fine del mese. In media, gli studenti arrivano a saldare i propri debiti quando hanno 30-35 anni”.

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