Bologna, l’indagine sugli affitti agli studenti: dal sesso al colore della pelle, ancora tante discriminazioni

E' lo spaccato che emerge dall'indagine condotta dall'Alma Mater di Bologna sulla condizione abitativa degli universitari
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ROMA – Una città affetta da “forte provincialismo” che spesso sfocia in vera e propria “discriminazione”. Non solo rispetto alle origini degli studenti stranieri, ma anche sugli orientamenti sessuali di chi si propone per un affitto e addirittura sull’indirizzo di studi scelto. E’ lo spaccato che emerge dall’indagine condotta dall’Alma Mater di Bologna sulla condizione abitativa degli universitari in città, presentata oggi in Sala Borsa.

Nella ricerca vengono riportate alcune testimonianze dirette dagli studenti e c’è chi, ad esempio, segnala i tanti paletti messi dai padroni di casa (“No matricole, no Erasmus, no Dams e materie umanistiche, no omosessuali”), a cui si aggiungono anche “richieste assurde”, del tipo “solo belle ragazze”. Gli studenti stranieri invece denunciano problemi legati al colore della pelle e al Paese di provenienza, ad esempio africani e bengalesi.

Dall’indagine emerge poi che il 63% degli studenti ha fa un colloquio per l’affitto, o coi proprietari o con gli altri inquilini. Col padrone di casa, nel 60% dei casi il colloquio si concentra sulla provenienza e sulle condizioni economiche della famiglia, ma c’è un 5% che guarda anche alle appartenenze religiose e un altro 4% che disquisisce degli orientamenti sessuali dello studente.

Anche nei colloqui coi possibili futuri coinquilini conta molto la provenienza, oggetto di conversazione nel 64% dei casi, mentre si bada meno alle capacità economiche (24,6%). Tra studenti poi si guarda di più agli orientamenti sessuali (8,4%) e meno al credo religioso (3,2%).

“C’è un forte provincialismo- conferma Nicola De Luigi, ricercatore Alma Mater che ha realizzato l’indagine- che sfocia spesso in discriminazione”.

Ad essere discriminati, in realtà, sono anche i neo-immatricolati, che stando all’indagine “evidenziano maggiori difficoltà, soprattutto quando non possono contare su una famiglia con un background socio-culturale elevato. Sono meno presenti nelle aree del centro storico, sono maggiormente discriminati nella ricerca della casa, sono meno soddisfatti per la soluzione che hanno individuato e hanno una maggiore propensione a cambiare”.

Un problema segnalato anche da alcune testimonianze di studenti, secondo i quali a Bologna riesce a trovare casa più facilmente “chi ha già conoscenze”. Chi è del tutto nuovo in città invece rischia truffe e ha più difficoltà a ottenere colloqui.

Tira le somme De Luigi. “Il 60% cerca casa su Facebook o su internet, un quinto grazie ad amici o col passaparola- sottolinea il ricercatore dell’Alma Mater- è un mercato molto governato dall’informalità, è lasciato a se stesso”.

Di conseguenza, chi arriva a Bologna senza una rete di conoscenze o senza l’appoggio alle spalle di una famiglia con buone possibilità economiche, “rimane in balia di un mercato che sta cambiando”. Dunque “serve una regolamentazione- insiste De Luigi- la città non sempre risponde alle esigenze degli studenti”.

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