VIDEO | Fiona May: “In Etiopia con Don Bosco, e dico ‘Just do it'”

L'atleta: "Il volontariato come lo sport, bisogna saltare gli ostacoli"
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https://youtu.be/ymV1jkIyHMg










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ROMA – “Tra lo sport e i progetti di aiuto non c’è molta differenza: in entrambi serve forza di volontà per raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati, e il successo non è scontato. Ma se ci credi, vai avanti e superi l’ostacolo”. A parlare con la ‘Dire’ è Fiona May, che di successi se ne intende. L’atleta, due volte campionessa del mondo nel salto in lungo, disciplina che le è valsa due ori olimpici e quattro ori mondiali (Atlanta 1996 e Sydney 2000), è diventata testimonial di Missioni Don Bosco, una onlus che da quasi 30 anni sostiene programmi di sviluppo.

Laureata in economia, attrice, ballerina e madre di due figlie, May ha visitato di recente una delle strutture in cui operano i salesiani: un centro per l’educazione di circa 3mila bambini e adolescenti e di sostegno a donne e madri in difficoltà, alla periferia di Addis Abeba, in Etiopia. Un’esperienza descritta come “speciale” e inaspettata. “E’ stata la mia prima volta in Africa” racconta l’atleta. “Ho visto tante sofferenze ma anche tante persone lavorare con passione. L’ho sentito sulla pelle”.

Come l’hanno accolta i bambini?

“Erano incuriositi, poi quando ho detto loro che sono amica del famoso atleta etiope Haile Gebrselassie (due ori olimpici e quattro ori alle Olimpiadi, ndr) si sono entusiasmati” risponde May. “Così ho deciso di insegnargli un po’ di atletica, qualche movimento”.

Si sono appassionati?

“Sì, sono stati veramente bravi. Volevano imparare e fare meglio degli altri. In fondo non capita tutti i giorni di essere allenati da una campionessa olimpica, e allora si saranno detti: ‘Sfruttiamola!'”.

Cosa l’ha colpita di più del lavoro dei salesiani in Etiopia?

“Prima di tutto, non parlerei di lavoro. Gli operatori agiscono con grande umanità. La cosa più bella è aver visto che molti degli insegnanti sono ex alunni, tornati nella struttura in cui avevano studiato. I salesiani investono sui giovani e questo è fondamentale”.

Dopo varie partecipazioni in televisione, di recente May ha debuttato a teatro come protagonista di ‘Maratona di New York’, un dramma di Edoardo Erba. Ci sono poi le due figlie, Larissa e Anastasia, la prima delle quali ha fatto parlare di sé quando, agli europei Under 20, ha saltato 6,64 metri, una lunghezza mai raggiunta da un’atleta di 16 anni. A May chiediamo come faccia a conciliare tanti impegni, tra cui anche il volontariato: “Molti mi fanno questa domanda, a cui rispondo sempre ’Just do it’, fallo e basta. Credo che se le mie figlie mi vedono contenta, lo saranno anche loro. E’ vero che sono sempre stata un po’ pazza perché ho sempre accettato tante sfide. E’ faticoso e a volte capitano giornate no, in cui fallisco, ma lo sport mi ha insegnato a trovare la forza dentro di me, soprattutto nelle sconfitte, e questo mi ha formato e reso la persona che sono. A chi protesta dicendo che ‘anche in Italia c’è tanto da fare’, ricordo che per aiutare organizzazioni come Don Bosco bastano pochi euro, che poi arrivano lontanissimo”.

Secondo l’atleta, in Italia “stiamo attraversando un periodo difficile”. “La gente ha tante paure, ma ognuno deve fare la sua parte e aiutare chi è meno fortunato” aggiunge May.

A proposito di sfide, essere una donna rende le cose più difficili?

“Sì” la sua risposta. “Sin da bambine ci insegnano che abbiamo compiti diversi dai maschietti e cresciamo convinte di non essere in grado di fare certe cose. Ma se sei una persona qualificata e corretta, puoi farcela. Basta con i pregiudizi: contro le donne, o per il colore della pelle… Bisogna cambiare mentalità, anche partendo da noi stessi”.

Nell’intervista si parla anche della proposta di legge sullo ius culturae per facilitare l’ottenimento della cittadinanza italiana per i figli di migranti nati o giunti in Italia da bambini. “Spero che sia approvata presto” sottolinea May. “Io sono nata in Gran Bretagna da genitori giamaicani, e da adulta se non avessi ottenuto la cittadinanza italiana non avrei potuto gareggiare e diventare ‘Fiona May’. L’Italia è una società multietnica e le cose devono cambiare per il bene dei giovani, dello sport e del Paese”.

In futuro possiamo aspettarci Fiona May che allena giovani in Africa?

“Chi lo sa” sorride l’atleta, che aggiunge: “Ora ho due figlie da crescere. Forse in futuro, se riuscirò a formare un gruppo di ex campioni disposti a seguirmi”.

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