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Su Instagram l’appello dei reporter di Gaza: “Non voltateci le spalle”

"Questo è l'equipaggiamento dei giornalisti che sono stati uccisi. Indossarli o meno non fa nessuna differenza: Israele ti uccide comunque"

Pubblicato:12-10-2023 17:44
Ultimo aggiornamento:12-10-2023 17:44
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(Foto da Instagram)

ROMA – Giubbotti antiproiettile e caschetti con la scritta “press” giacciono a terra, sporchi di polvere, e una voce commenta la scena: “Questo è l’equipaggiamento dei giornalisti che sono stati uccisi. Indossarli o meno non fa nessuna differenza: Israele ti uccide comunque“. Parole, queste, di Plestia Alaqad, giornalista palestinese residente nella Striscia di Gaza, che da sei giorni si è trasformata anche in corrispondente per chi la segue su Instagram e TikTok. “Qui si sta compiendo un genocidio, non solo un massacro. Israele sta bombardando ovunque” ha detto la giovane cronista, intervenendo stamani a ‘Breakfast with Eamonn and Isabel’, la trasmissione mattutina dell’emittente britannica Gb News Channel.
Alaqad è una delle tante voci di giovani che in queste ore stanno usando i social network per lanciare appelli affinché si fermi l’offensiva israeliana sull’enclave, lanciata in risposta all’attacco di Hamas di sabato scorso. Il bilancio dei morti in queste ore ha superato le 1.400 vittime nella Striscia, 6.200 i feriti e 340mila sfollati, secondo dati del ministero della Salute.

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Giovani giornalisti che in queste ore di difficoltà sfruttano i social network per rilanciare la loro voce: “Se volete capire cosa significa vivere nella Striscia di Gaza, immaginate che, appena svegli e aperti gli occhi, la prima cosa che sentite sono gli aerei da guerra tuonare nel cielo” racconta Mu’tasem Al-Fara in un reel per la testata online Palestine Chronicle. La sua collega Nadal Abadla aggiunge: “Non sappiamo chi sarà il prossimo a morire, non so quando sarà il mio turno forse sta arrivando il mio. Per favore non voltate le spalle a Gaza e pregate per noi“. Almeno sei giornalisti hanno già perso la vita da quando è iniziata la controffensiva di Tel Aviv sull’enclave palestinese.

Motaz Azaiza, giornalista e fotografo con pubblicazioni anche per l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) con oltre un milione di follower, da sei giorni condivide video che raccontano l’impatto degli attacchi, e in uno, che ha superato le 5 milioni di visualizzazioni, mostra il momento in cui le persone raggiungono l’ospedale di Gaza City. In braccio i feriti, per lo più bambini.

Ma il filmato più recente è un altro. “C’è stato un nuovo massacro ma stavolta è stata colpita la mia famiglia” riferisce il reporter nel video: “Quindici membri della mia famiglia sono rimasti uccisi in un attacco aereo delle forze israeliane”.

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