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Bisio e i bambini del suo film: “Ricordare le guerre per difenderci”

'L'ultima volta che siamo stati bambini' arriva oggi nelle sale con Medusa Film a 80 anni dal rastrellamento del Ghetto di Roma

Pubblicato:12-10-2023 10:10
Ultimo aggiornamento:12-10-2023 15:46
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ROMA – “Ho fatto questo film per non dimenticare perché la funzione della memoria è ancora quella di proteggerci”. Così Claudio Bisio all’agenzia Dire, in occasione del debutto al cinema (oggi con Medusa Film) del suo primo film da regista ‘L’ultima volta che siamo stati bambini’. Tratta dall’omonimo libro di Fabio Bartolomei (edito da e/o), la pellicola arriva a 80 anni dal rastrellamento del Ghetto di Roma. “Questo film lo abbiamo girato quando la guerra in Ucraina era già scoppiata e quindi la sua uscita nelle sale ha ancora più valore. Se dopo aver visto questo film la gente capisse l’importanza della memoria e riflettesse su quanto la guerra faccia schifo e sia orrenda sarei già felice”, ha sottolineato Bisio.

Roma, 1943. C’è la Seconda Guerra Mondiale. Riccardo(Lorenzo McGovern Zaini), Italo (Vincenzo Sebastiani), Cosimo (Alessio Di Domenicantonio) e Wanda (Carlotta De Leonardis) immaginano, sognano e giocano a fare la guerra. Riccardo è ebreo, vive con i genitori che possiedono una merceria. Cosimo vive con il nonno, aspetta il padre che è in guerra. Italo è un figlio di un federale fascista (Bisio), sogna una medaglia al valore come quella di suo fratello e cerca in tutti i modi l’approvazione del padre. E, infine, Wanda, vive in orfanotrofio e sogna di fare l’infermiera. Sono diversi ma non lo sanno e tra loro nasce “la più grande amicizia del mondo”, impermeabile alle divisioni della Storia che insanguina l’Europa. Ma nella spensieratezza di quei quattro amici – legati da un ‘patto di sputo’ e non di sangue per paura di tagliarsi – irrompono i fascisti per rastrellare il Ghetto di Roma. Così Wanda, Italo e Cosimo partono con zaino in spalla e una gallina come mascotte per liberare il loro amico Riccardo.

I tre bambini non sono del tutto soli, due adulti partono a cercarli per riportarli a casa: Agnese (Marianna Fontana), suora dell’orfanotrofio in cui vive Wanda, e Vittorio, fratello di Italo (Federico Cesari). Lei cristianamente odia la violenza e lui è un eroe di guerra fascista: sono diversi e, al contrario dei bambini, lo sanno benissimo. Infatti litigano tutto il tempo. Il doppio viaggio dei bambini e degli adulti nell’Italia lacerata dalla guerra sarà gioco e terrore, poesia fanciullesca e privazioni, scoperta della vita e rischi di morte: un’esperienza capace di imprimere il suo sigillo su tutti i personaggi coinvolti, cambiando la coscienza dei singoli e le loro relazioni. Fino al sorprendente, ma in fondo purtroppo logico, finale.


Per la giovanissima Carlotta le cose “si possono risolvere senza la guerra, senza questi stupidi bombardamenti. La soluzione è il dialogo”. “Anche se la guerra è una cosa brutta non bisogna rimuoverla, è necessario ricordare questo giorno”, ha detto Alessio. Quando “si pensa stupidamente di fare una guerra bisogna pensare soprattutto ai bambini. Se i presidenti dell’Ucraina e della Russia hanno dei problemi devono risolverli tra di loro, non coinvolgendo tutto il Paese”, ha aggiunto Carlotta. Per Vincenzo e Lorenzo “questo film è necessario per farci capire quanto sia stata terribile la Seconda Guerra Mondiale e che non dovrebbe mai più ripetersi”.

Come mostra il film, le nuove generazioni risultano più adulte degli adulti stessi. “I bambini di quell’epoca erano più adulti nella pratica, dovevano crescere in fretta e badare a se stessi da soli. I giovani di oggi, invece, sono più adulti ma in modo diverso. Pensano di più al futuro, ai diritti”, ha concluso Vincenzo. “Bisogna imparare a dare peso alla memoria e a riuscire a mettersi in quei panni nonostante siano storicamente distanti, ma alla fine raccontano di tematiche così attuali purtroppo”, ha dichiarato Federico Cesari. “La memoria è importante e nel cinema il suo valore viene amplificato. I film sono necessari perché servono a ricordare e a riflettere sul passato e sul presente”, ha aggiunto Marianna Fontana.

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