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L’Onu respinge la petizione di Greta Thunberg e altri 15 attivisti

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Chiedevano che cinque Paesi del G20, considerati tra i massimi emissori di gas inquinati al mondo, venissero considerati responsabili dei danni arrecati loro dagli effetti del riscaldamento globale
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ROMA – Non agire per contrastare il riscaldamento globale si può configurare come una violazione dei diritti umani dei bambini. Premesso ciò, una petizione presentata dall’attivista svedese Greta Thunberg e da altri 15 giovani ambientalisti per chiederne conto a cinque Paesi del mondo è comunque inammissibile. A sostenerlo in un verdetto è stato il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti del bambino.

L’organismo ha respinto ieri una mozione presentata da 16 attivisti di età compresa tra gli otto e i 17 anni provenienti da 12 Paesi, dal Sudafrica fino agli Stati Uniti, guidati da Thunberg, fondatrice del movimento internazionale Fridays for future. Gli estensori della petizione, presentata grazie al sostegno della ong Earthjustice, chiedevano che cinque Paesi del G20 considerati tra i massimi emissori di gas inquinati al mondo – Turchia, Argentina, Francia, Germania e Brasile – venissero considerati responsabili dei danni arrecati loro dagli effetti del riscaldamento globale. I cinque Paesi, questa la tesi degli attivisti, erano infatti consapevoli dei rischi provocati dall’inquinamento ma non hanno fatta abbastanza per arginarlo.

Secondo i 18 esperti dell’Onu che compongono il comitato, esiste “un numero sufficiente di correlazioni” tra i danni provocati dall’inazione rispetto al riscaldamento globale e la violazione dei diritti dei bambini. Nonostante ciò, i membri del Comitato hanno accolto l’argomentazione dei governi denunciati, secondo i quali gli attivisti avrebbero dovuto per prima cosa presentare una petizione alle corti di giustizia dei singoli Paesi. “Il Comitato rimpiangerà seriamente di non aver fatto la cosa giusta quando ne ha avuto la possibilità”, ha commentato Alexandria Villasenor, attivista americana tra i querelanti. “I bambini sono sempre più in prima linea nella crisi climatica. Ancora una volta, gli adulti non sono riusciti a proteggerci”.

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