A.A.A. cercasi sindaco per Roma, astenersi perditempo e divisivi

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – A Roma, tutti a Roma, si decide a Roma. All’improvviso le prossime elezioni comunali, soprattutto la partita del Campidoglio, è al centro dei pensieri politici. E non poteva mancare anche una bella dose di fantasia. Clima surreale, perché il covid marcia più veloce, e quanto accadrà nei prossimi giorni sarà dettato dai numeri del contagio. In attesa del nuovo decreto della presidenza del Consiglio sui primi nuovi stop, che il premier Conte ha detto di voler mettere in campo già stasera, tra le forze politiche si ragiona sulle prossime mosse. In Parlamento c’è preoccupazione, soprattutto al Senato, dove la maggioranza si regge su pochi voti di scarto, per le possibili assenze degli eventuali contagiati. Si deve approvare la nota di aggiornamento del Def con lo scostamento di bilancio e servirà una maggioranza qualificata. Che fare? Nei corridoi è già partita la caccia ai senatori ‘responsabili’, quelli che pur fuori dalla maggioranza di Governo potranno, in caso di necessità, votare a favore… salvando il Governo e la poltrona.

Ma sono le prossime comunali, con Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli al centro, che occupano il confronto politico. Nel centrodestra, ad esempio, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha cominciato a far circolare sue dichiarazioni firmate con l’aggiunta “leader del centrodestra” giustificata con il fatto che la Lega è ampiamente il primo partito ma che ha creato immediati mal di pancia tra gli alleati. Stavolta non ci saranno appelli per Salvini. Se dopo la batosta alle regionali non riuscirà ad incassare e portare alla Lega qualche città importante, la sua leadership, già ammaccata e in calo di consensi, verrebbe subito messa in discussione.

Nel Pd, invece, è una esplosione di strategie e macchinazioni con il rischio di farsi male da soli. Ad esempio su Roma, nei Dem, c’è chi pensa che alla fine toccherà allo stesso Nicola Zingaretti scendere in campo perché non si può perdere nella città del segretario. Il Pd, al momento, non ha un nome forte visto che ha soltanto collezionato una bella serie di ‘no’ dai big interpellati. Questo mercoledì ci sarà il primo tavolo della coalizione larga, presente anche Azione di Carlo Calenda. Il percorso dovrebbe portare alle primarie, che Calenda non vuole, ma che in molti già pensano non ci saranno a causa dell’epidemia. Sullo sfondo delle elezioni c’è chi, come Zingaretti e Luigi Di Maio, punta a rafforzare l’alleanza di Governo con un patto Pd-M5S per trovare candidati comuni. Su Roma però la sindaca ‘grillina’ uscente, Virginia Raggi, si è già ricandidata da sola e non ci pensa a mollare. Di qui due possibilita per il centrosinistra a trazione Dem: trovare la quadra e candidare Carlo Calenda, senza patti col M5S, che a quel punto potrebbe anche pescare voti tra i moderati e avrebbe ottime possibilità se non di vincere subito comunque di andare al ballottaggio col centrodestra. E a quel punto, come si è visto nell’ultima tornata delle regionali e amministrative su Calenda arriverà il voto utile dell’elettorato ‘grillino’; se dovesse saltare Calenda, questo l’altro scenario che serpeggia tra i Dem, toccherà a Zingaretti che potrebbe stringere sull’alleanza col M5S magari anche mettendo sul piatto la candidatura di un/una ‘grillina alla Regione Lazio. Possibile? “Questi sono da trattamento sanitario obbligatorio – dice un esponente vicino a Zingaretti- allora possiamo anche inserire subito un emendamento – scherza- per rendere possibile la candidatura di Zingaretti in tutte le città che vanno al voto, poi lui opterà”. Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente… per il virus.

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12 Ottobre 2020
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