FOTO – VIDEO | ‘Inquiete’, grande affluenza per le scrittrici internazionali

Il Festival a Roma terminerà domani con Michela Murgia
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ROMA – Si tengono la mano, Elvira Serra e Michela Marzano, mentre si fanno fotografare all’uscita dall’incontro al Cinema Avorio, uno delle location scelte al Pigneto da ‘InQuiete‘, il festival delle scrittrici che si è aperto ieri a Roma e che fino a domani offrirà ai lettori della Capitale un ricco programma di incontri con la letteratura al femminile. Segno, le mani che si stringono, dell’allenza tra donne che con la scrittura raccontano altre donne, gli uomini, il mondo.

I “Legami di Famiglia”, quelli narrati da Marzano in ‘Idda’, in cui ci sono “uomini che procrastinano sempre”, ma che fanno capire l’importanza del rimandare “che significa attraversare”, dice la scrittrice protagonista di un incontro pomeridiano al completo. Assieme a Serra, autrice de ‘Le stelle di Capo Gelsomino’, che ama scrivere di “uomini che aiutano le donne ad uscire dall’angolo” e di “donne che ci riescono da sole”.

Come le protagoniste di ‘Così allegre senza nessun motivo’ di Rossana Campo, che ha raccontato alle attente spettatrici del Palco Cinema la storia di un gruppo di donne accomunate dalla passione della lettura che decidono di incontrarsi a Parigi. Donne “che fanno ridere e riflettere, donne lesbiche che amano troppo”, raccontate con “una leggerezza calviniana”, osserva la giornalista Sabina Minardi, in un’età, quella tra i 45 e i 55, “giusta per il disincanto”.

Grande affluenza anche per le scrittrici di fantascienza, in un incontro alla biblioteca ‘Mameli’ con le letture di Jasmine Lombardi, e il dibattito a tre con Serena Guarracino, Giuliana Misserville e Nicoletta Vallorani. “Le scrittrici e le studiose di fantascienza hanno molta difficoltà a farsi largo in Italia- denuncia Misserville- Credo che il meccanismo che potrà spostare l’immaginario nel nostro Paese non sia una donna sola al comando, cioè un capolavoro scritto da una scrittrice e basta”. Per Misserville, c’è bisogno di “una serie di scrittrici che arrivino al pubblico per creare una sensibilità nuova, una ricezione che non costringa, ma apra a questi romanzi la categoria della letteratura mainstream”.

E non mancano, in questa seconda giornata, gli incontri dedicati ai bambini e le voci delle scrittrici dal mondo, che tra il Cinema Avorio e la Biblioteca Mameli, fanno il pieno di lettrici. Dalla californiana Kathleen Alcott, che con Caterina Bonvicini ha presentato il suo romanzo ‘È difficile da trovare, l’America’, alla canadese Miriam Toews, che ha parlato dei suoi romanzi con Sabina Minardi. All’indonesiana Feby Indirani, al suo debutto internazionale con ‘Non è mica la Vergine Maria’, al centro di un appassionato dialogo sull’Islam, le donne e l’ironia con la scrittrice italosomala Igiaba Scego. La seconda giornata di ‘InQuiete’ si chiuderà al Palco Biblioteca con Nadia Terranova ed Elena Stancanelli, autrice del romanzo ‘Venne alla spiaggia un assassino’, e al Palco Cinema con ‘inQuiet’U.G.O.’, contenitore di surrealtà tragicomiche, la stand up comedy letteraria tutta di donne. Domani, domenica 13 ottobre, sarà la volta, tra le altre, di Chiara Ingrao, Silvia Bre, Eleonora Danco, Lidia Riviello, Annalisa Camilli, Francesca Mannocchi, Chiara Rapaccini, Michela Murgia e Chiara Tagliaferri.

FEBY INDIRANI, L’IRONIA FEMMINILE CHE ROMPE I TABU’

Si apre con ‘Non è mica la Vergine Maria’ per chiudere con ‘Il nome di Allah nella…’ la raccolta di racconti dell’indonesiana Feby Indirani, protagonista, dopo Pinar Selek, delle incursioni di scrittrici internazionali della seconda giornata di ‘InQuiete’. Accompagnata dalle letture di Aurora Peres, in un dialogo a due con Igiaba Scego, Feby Indirani, classe 1979, sceneggiatrice e giornalista esperta di religioni e minoranze per i più importanti media indonesiani, ha raccontato dal palco Biblioteca al pubblico del pomeriggio il mondo di ‘Non è mica la vergine Maria’, edito da Add Editore e illustrato da Marie Cecile.

Un mondo popolato di maialine che vogliono convertirsi all’Islam, lavoratori notturni assonnati che sognano di uccidere il muezzin colpevole di recitare alle tre del mattino il Corano agli altoparlanti, angeli immortali in stato di agitazione. L’ironia, assieme ai simboli religiosi, “è la cifra di tutti i tuoi racconti, perché l’hai scelta e chi è, fuori dagli stereotipi, la donna musulmana di oggi?”, chiede Scego alla scrittrice, che non nasconde il suo amore per il paradosso. “L’ironia forse deriva semplicemente dal mio modo di pensare- risponde Indirani- Quando scrivo i miei racconti penso spesso al ‘come sarebbe se’.

È quello che è successo con Maia, la maialina che vuole convertirsi all’Islam. Ho pensato: cosa succederebbe se un animale proibito dalla tradizione islamica volesse essere parte di questa comunità?”. Una metafora animale, non l’unica scelta dalla scrittrice per rappresentare, in questo caso, “ogni gruppo considerato come l’altro. Non è un diritto decidere chi può o non può essere musulmano- afferma l’autrice- e l’ironia è l’arma con cui io ne parlo”. Tanti i tabù stanati dalla scrittura di Indirani, “racconti forti- osserva Scego- che aprono le porte dell’Indonesia al femminile”, un Paese a maggioranza islamica dove “essere una donna, e una musulmana, non è facile- osserva l’autrice di Jakarta- ed essere autrice è due volte difficile, una sfida”.

Perché i racconti di Feby parlano di sessualità e laicità, emancipazione e indipendenza femminile, temi che fanno correre il rischio della rottura. “Non ho permesso ai miei genitori di leggere questo libro, perché pensavo che li avrebbe feriti- confessa Indirani- Sanno che l’ho scritto, ma mia madre ha reagito con risentimento perché non le ho raccontato molto”. Sono le giovani lettrici donne il pubblico della giovane autrice, invece. Forse perché “queste storie parlano per loro, rivelano quello che hanno in mente, perché nei racconti trovano altre persone che condividono gli stessi pensieri e gli stessi sentimenti”.

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12 Ottobre 2019
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