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Moda, Cavalli apre procedura mobilità: via 200 lavoratori

E' prevista anche la chiusura della sede e dell'ufficio stile di Milano, con il trasferimento di tutte le funzioni a Firenze
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moda_sfilataFIRENZE – Cavalli apre le procedure di mobilità. Il piano riorganizzazione della griffe prevede la riduzione di circa 200 dei 672 dipendenti complessivi, di cui 437 in Italia. Inoltre la ristrutturazione aziendale prevede la semplificazione dell’assetto aziendale, quindi la chiusura della sede e dell’ufficio stile di Milano, con il trasferimento di tutte le funzioni a Firenze, nella sede dell’Osmannoro che occupa circa 200 addetti. E’ prevista, poi, la razionalizzazione della produzione, della logistica e della rete retail, attraverso una serie di chiusure o ricollocazione di alcuni negozi.

“Il progetto- fa sapere l’azienda- è finalizzato al ritorno alla redditività a livello operativo della società nel 2018 e ad assicurare solide prospettive per il rilancio del marchio”. L’industria della moda, afferma Gian Giacomo Ferraris, l’ad del gruppo Roberto Cavalli “sta attraversando tempi difficili, dettati da una significativa contrazione dei consumi in diversi mercati chiave e da una sostanziale trasformazione delle dinamiche del settore. In questo contesto, solo i marchi iconici, con un modello di business coerente ed un’organizzazione efficiente saranno in grado di sopravvivere. Dopo la mia iniziale analisi del gruppo, credo che Cavalli abbia tutto ciò che serve per avere successo, ma i costi della società devono essere in linea con i ricavi e questo è l’obiettivo che intendiamo raggiungere”.

L’ultima riorganizzazione, sottolinea Bernardo Marasco della Filctem Cgil Firenze, “non ha dato nessun beneficio per l’azienda ma ha solo chiesto sacrifici ai lavoratori, così come avevamo più volte denunciato. Ed oggi si arriva a questo punto”, prosegue Marasco che annuncia per domani pomeriggio una assemblea dei lavoratori. “Lì- conclude l’esponente della Cgil- i lavoratori decideranno le forme con le quali mobilitarsi per difendere il proprio futuro e un marchio storico sul nostro territorio”.

di Diego Giorgi, giornalista

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