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Burundi, il missionario: “A Bujumbura discesa agli Inferi”

"Il governo continua a fare i propri interessi mentre l'Onu calcola che una persona su quattro soffre la fame"
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burundiROMA -“Quella del Burundi e’ una discesa agli inferi”: padre Claudio Marano, missionario saveriano per 30 anni nel Paese africano, parla con la DIRE della rottura di Bujumbura con la Corte penale internazionale (Cpi). Oggi il parlamento ha approvato un disegno di legge per il ritiro dal tribunale con sede all’Aja, accusato di perseguire solo dirigenti africani e di voler in questo modo umiliare il continente.

Una lettura di parte, secondo padre Marano, a Bujumbura nel pieno della crisi innescata lo scorso anno dalla rielezione del presidente Pierre Nkurunziza.

“Il governo continua a fare i propri interessi mentre l’Onu calcola che una persona su quattro soffre la fame” sottolinea il missionario: “Torture e sparizioni forzate di oppositori restano intanto all’ordine del giorno”.

Nel luglio 2015 Nkurunziza e’ stato rieletto per un terzo mandato nonostante il limite costituzionale di due quinquenni. Oggi il voto sul ritiro dalla Cpi ha seguito l’annuncio da parte del tribunale dell’avvio di un’inchiesta sulle violenze e la repressione in Burundi.

Secondo le Nazioni Unite, la crisi ha gia’ provocato centinaia di morti e costretto almeno 260 mila persone a lasciare le proprie case. Al di la’ dei numeri, pero’, padre Marano evidenzia un percorso politico. “Referenti tradizionali come Belgio, Francia, Germania, Stati Uniti o Unione Europea hanno sospeso aiuti fondamentali, che valevano fino al 70 per cento del bilancio pubblico” sottolinea il missionario: “Parallelamente a Bujumbura cresce l’influenza dei cinesi, che finiranno per prendersi il nichel, il tesoro nazionale”.

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