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Aidepi, l’obesità dei bambini non è per le merendine ma per la poca attività /VD

L'indagine: a nord consumo più alto, ma livelli di sovrappeso inferiori
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ROMA – Le merendine sono spesso additate come causa di sovrappeso in bambini e ragazzi. Ma un’analisi realizzata dal sito www.merendineitaliane.it, da anni voce dell’Associazione industrie del dolce e della pasta italiane, sembra sfatare questo luogo comune. La colpa di qualche chilo in più, sostengono, è nella scarsa attività fisica e nel poco consumo di frutta e verdura. Al nord, dove si toccano i consumi più alti di merendine (2,2 kg pro capite annui), si registrano infatti i più bassi livelli di sovrappeso e obesità infantile (24,7%).

Quanto al sud, avviene invece l’inverso: la somma di obesità e sovrappeso infantili arrivano al 37,8%, mentre i consumi di merendine scendono a 1,6 kg pro capite annui. Al centro, infine, si trovano livelli medi di entrambi gli indicatori (30,6% sovrappeso/obesità e 2,1 kg pro capite). È quanto emerge incrociando i dati 2014 dell’Iri sui consumi di prodotti da forno con quelli di ‘Okkio alla salute‘- Osservatorio sul sovrappeso dell’Istituto superiore della sanità.

“L’ago della bilancia- hanno spiegato gli industriali del dolce e della pasta italiane nel corso di una conferenza stampa a Roma- sale dove diminuisce la propensione a fare sport, a mangiare ogni giorno frutta e verdura e a consumare una merenda di metà mattina adeguata”. Secondo ‘Okkio alla salute’, degli oltre 2,2 milioni di bambini tra i 6 e i 10 anni che praticano uno sport o fanno attività fisica, la maggiore concentrazione si trova nelle regioni con bambini più magri e in salute. Al nord fa sport il 54,4% dei bimbi presi a campione, mentre al sud il dato scende al 41,7%. Stesso vale per il consumo quotidiano di frutta e verdura: nel nord ne fanno regolare consumo il 78,4% dei bambini, con una punta d’eccellenza nella provincia autonoma di Trento dove si arriva all’85,7%.

 


Nel sud del Paese le percentuali scendono al 68,8%, con un picco negativo in Calabria con il 63,5%. “Non è corretto stilare liste di alimenti buoni e cattivi – ha sottolineato la biologa e nutrizionista Valeria Del Balzo – Spesso si tende a generalizzare e banalizzare quando si parla di alimentazione e il caso delle merendine, in questo senso, è esemplare: è sbagliato demonizzare un alimento e additarlo come responsabile di un fenomeno così complesso come l’obesità.

Non andrebbe mai estrapolato un alimento dall’alimentazione nella sua totalità, perché ogni ingrediente ha una sua funzione. A contare è soprattutto lo stile di vita, dal movimento alle corrette abitudini a tavola. Da questo punto di vista che nel nord la popolazione sia più attiva e consumi più frutta e verdura, figura come una riprova del fatto che il peso di bambini (e adulti) dipende da molti fattori, culturali e sociali, e che il consumo di merendine non risulta affatto centrale”.

Le merendine, secondo la nutrizionista, possono dunque essere “tranquillamente utilizzate come ‘break’ a metà mattina o metà pomeriggio – ha sottolineato – perché sono prodotti caratterizzati da un modesto contenuto di calorie: vanno dalle 110 delle più semplici fino alle 180-200 delle più ricche, e coprono in media tra il 6 e 7% della quantità di energia raccomandata ogni giorno a bambini e ragazzi.

Una merendina permette quindi di rifornire l’organismo della piccola quantità di energia che gli serve per arrivare ai pasti principali con un senso di sazietà adeguato – ha concluso Del Balzo – e mantenere la concentrazione in determinati momenti della giornata”.

di Carlotta Di Santo, giornalista professionista

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