Aidepi, l’obesità dei bambini non è per le merendine ma per la poca attività /VD

L'indagine: a nord consumo più alto, ma livelli di sovrappeso inferiori
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

aidepi02

ROMA – Le merendine sono spesso additate come causa di sovrappeso in bambini e ragazzi. Ma un’analisi realizzata dal sito www.merendineitaliane.it, da anni voce dell’Associazione industrie del dolce e della pasta italiane, sembra sfatare questo luogo comune. La colpa di qualche chilo in più, sostengono, è nella scarsa attività fisica e nel poco consumo di frutta e verdura. Al nord, dove si toccano i consumi più alti di merendine (2,2 kg pro capite annui), si registrano infatti i più bassi livelli di sovrappeso e obesità infantile (24,7%).

Quanto al sud, avviene invece l’inverso: la somma di obesità e sovrappeso infantili arrivano al 37,8%, mentre i consumi di merendine scendono a 1,6 kg pro capite annui. Al centro, infine, si trovano livelli medi di entrambi gli indicatori (30,6% sovrappeso/obesità e 2,1 kg pro capite). È quanto emerge incrociando i dati 2014 dell’Iri sui consumi di prodotti da forno con quelli di ‘Okkio alla salute‘- Osservatorio sul sovrappeso dell’Istituto superiore della sanità.

“L’ago della bilancia- hanno spiegato gli industriali del dolce e della pasta italiane nel corso di una conferenza stampa a Roma- sale dove diminuisce la propensione a fare sport, a mangiare ogni giorno frutta e verdura e a consumare una merenda di metà mattina adeguata”. Secondo ‘Okkio alla salute’, degli oltre 2,2 milioni di bambini tra i 6 e i 10 anni che praticano uno sport o fanno attività fisica, la maggiore concentrazione si trova nelle regioni con bambini più magri e in salute. Al nord fa sport il 54,4% dei bimbi presi a campione, mentre al sud il dato scende al 41,7%. Stesso vale per il consumo quotidiano di frutta e verdura: nel nord ne fanno regolare consumo il 78,4% dei bambini, con una punta d’eccellenza nella provincia autonoma di Trento dove si arriva all’85,7%.

 


Nel sud del Paese le percentuali scendono al 68,8%, con un picco negativo in Calabria con il 63,5%. “Non è corretto stilare liste di alimenti buoni e cattivi – ha sottolineato la biologa e nutrizionista Valeria Del Balzo – Spesso si tende a generalizzare e banalizzare quando si parla di alimentazione e il caso delle merendine, in questo senso, è esemplare: è sbagliato demonizzare un alimento e additarlo come responsabile di un fenomeno così complesso come l’obesità.

Non andrebbe mai estrapolato un alimento dall’alimentazione nella sua totalità, perché ogni ingrediente ha una sua funzione. A contare è soprattutto lo stile di vita, dal movimento alle corrette abitudini a tavola. Da questo punto di vista che nel nord la popolazione sia più attiva e consumi più frutta e verdura, figura come una riprova del fatto che il peso di bambini (e adulti) dipende da molti fattori, culturali e sociali, e che il consumo di merendine non risulta affatto centrale”.

Le merendine, secondo la nutrizionista, possono dunque essere “tranquillamente utilizzate come ‘break’ a metà mattina o metà pomeriggio – ha sottolineato – perché sono prodotti caratterizzati da un modesto contenuto di calorie: vanno dalle 110 delle più semplici fino alle 180-200 delle più ricche, e coprono in media tra il 6 e 7% della quantità di energia raccomandata ogni giorno a bambini e ragazzi.

Una merendina permette quindi di rifornire l’organismo della piccola quantità di energia che gli serve per arrivare ai pasti principali con un senso di sazietà adeguato – ha concluso Del Balzo – e mantenere la concentrazione in determinati momenti della giornata”.

di Carlotta Di Santo, giornalista professionista

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»