Kenya, chioschi solari per l’energia nelle campagne

Questi punti di approvvigionamento di energia pulita saranno installati nelle zone più isolate del Kenya
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BoscoROMA – Energia solare invece del carbone di legna, un combustibile altamente inquinante, fattore decisivo della deforestazione: è la proposta di Power Kiosk, progetto al via su impulso dell’Unione Europea in alcune delle aree più remote del Kenya. L’iniziativa si fonda sui “chioschi solari“, punti di approvvigionamento di energia pulita che sorgeranno nelle zone più isolate del Paese. La prima inaugurazione si è tenuta ieri nel villaggio di Kimogoro, nella contea di Narok, Kenya nord-occidentale. “La mancanza di elettricità è un problema grave che l’Unione Europea vuole combattere” ha sottolineato Walter Tretton, capo della delegazione dell’Ue per le infrastrutture: “In gioco c’è la possibilità di uscire da una condizione di povertà”.

A livello mondiale le persone non connesse alla rete elettrica sono circa un miliardo e mezzo. La percentuale aumenta in modo esponenziale in Africa. Nelle zone rurali del Kenya, ad esempio, il 90 per cento della popolazione dipende per il proprio fabbisogno energetico dal carbone di legna. Il progetto Power Kiosk è sviluppato da Solar Kiosk, una società specializzata con sede in Germania. L’obiettivo è aprire i punti di approvvigionamento energetico nelle regioni più isolate del Paese, per lo più semi-aride. Le contee interessate dal progetto sono Narok, Kajiado, Kwale, Tana, Marsabit, Samburu e Turkana.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»