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Video | Caso Lavinia Montebove, in aula l’investitrice: cancelletto era aperto, la piccola era sola

La piccola ad agosto 2018 è stata investita nel parcheggio dell'asilo e da allora è in stato vegetativo

Pubblicato:12-09-2022 22:57
Ultimo aggiornamento:12-09-2022 22:57
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VELLETRI – Oggi al Tribunale di Velletri era il giorno tanto atteso con la deposizione delle due imputate nel procedimento sul caso della piccola Lavinia Montebove, investita nel parcheggio dell’asilo il 7 agosto 2018 e da allora in stato vegetativo. La maestra Francesca Rocca, imputata per abbandono di minore, non si è presentata in aula a seguito di un triage del pronto soccorso presso cui si trovava in quelle ore. Presente in aula invece, al settimo mese di gravidanza, l’investitrice Chiara Colonnelli che, con le sue dichiarazioni, ha reso due elementi cruciali sui fatti di quel giorno tragico: l’assenza di altre persone accanto alla piccola Lavinia, quindi sola nel piazzale del parcheggio della scuola a 18 mesi, e il cancelletto pedonale, che divideva il parcheggio dal parchetto dell’asilo antistante la porta, che ha detto essere aperto.

Al pubblico ministero, Giovanni Taglialatela, la signora Chiara Colonnelli, che quel giorno con la figlia di 5 anni a bordo della Bmw da lei normalmente guidata e intestata al suo compagno cugino dell’altra imputata Francesca Rocca, entrava nel parcheggio dell’asilo, ricostruisce i fatti. “Erano tra le 9.40 e le 9.50- racconta- e iniziando la manovra – per svoltare nel parcheggio – sentii il fruscio della siepe, proprio all’inizio della svolta, capii che l’avevo presa troppo stretta, succedeva a volte”.

Colonnelli non sente un sobbalzo, un rumore, “non un gemito”, come ripeterà poi nelle ore successive alla polizia, ma si accorge poi di un fagotto rosa. “Sembrava come una busta di immondizia rosa- dice con il pudore di chi vuole farsi capire ma si scusa per questo paragone- mi sono avvicinata e mi sono resa conto che era una bambina. Non si muoveva e sono corsa dentro a chiamare aiuto”. Quel ‘fagotto’, reclinato su un fianco in posizione fetale, “senza lividi, ne tumefatta”, dirà sempre Colonnelli, “solo con una macchietta di sangue sul nasino” che non colerà nemmeno in macchina, nel trasporto al pronto soccorso, è Lavinia, 18 mesi, la più piccola dell’asilo. “Non c’era nessuno intorno, nemmeno l’altra bambina A”, risponde l’imputata alle domande del Pubblico Ministero. Quindi dal suo racconto emerge che Lavinia è sola.

Lei non sente gemiti e non pensa di aver investito alcuno, ma quando si avvicina al ‘fagotto rosa’ ha il presagio che sia accaduto ciò che teme. E’ su questo passaggio che anche la giudice Eleonora Panzironi, alla fine della deposizione, insiste: “Lei non ha sentito nulla, però ha lasciato sua figlia in macchina e si è avvicinata, perchè?”. Chiara Colonnelli si reca immediatamente a chiedere aiuto, grida e la maestra sente la sua voce che dice: “Corri, corri”. “Ma non ricordo le parole che ci siamo dette”, risponde alla giudice. Quando Chiara Colonnelli invoca l’aiuto della maestra varca il cancelletto pedonale: “Era aperto”, ma non ricorda e lo dice espressamente al pubblico ministero: “se ho dovuto suonare o meno alla porta dell’asilo”. Cancelletto aperto, porta non ricorda. A quel punto la maestra Rocca e Colonnelli corrono in ospedale, “6/7 minuti al massimo” per arrivare. “In macchina- racconta ancora- chiedevo solo: respira? respira?”, mentre la maestra Rocca chiamava “Lavinia, Lavinia”.

Dal cellulare della Colonnelli, che sarà poi sequestrato, come ricordato dall’avvocato dei genitori di Lavinia, Cristina Spagnolo, partiranno telefonate e conversazioni tra le 10 e le 10.17 alla signora Lara Liotta, mamma della piccola Lavinia. L’avvocata delle imputate, Anna Scifoni, ha chiesto a Colonnelli dell’incontro avuto con i genitori della piccola Lavinia in un parchetto di Velletri mesi dopo l’incidente. “Non li ho piu’ incontrati lì”. Proprio in quella circostanza, secondo quanto dichiarato da Massimo Montebove, la Colonnelli avrebbe detto che insieme a Lavinia su quel parcheggio ci sarebbe stata anche A., minorenne e bambina più grande del gruppo-centro estivo. Oggi la Colonnelli dichiara: “No, non c’era nessuno”. Colonnelli non ricorda se Lavinia avesse le scarpette, le gambe nude, ma ricorda che la sua “testolina era verso la scuola e i piedini verso il parcheggio”, al centro di quel grande cancello carraio dove un rumore di siepe ha lasciato a terra un ‘fagotto rosa’, che era una bimba.

AVVOCATA IMPUTATE: MAESTRA SOSTERRÀ INTERROGATORIO
OGGI L’IMPUTATA ASSENTE IN AULA

“L’insegnante ha avuto questo malore, anche a seguito di un suo stato generale di pregiudizio oncologico nel recente passato. Non è una persona che sta bene fisicamente. Sicuramente c’è una pressione psicologica dovuta all’impatto mediatico di questo processo”. Ai microfoni della Dire l’avvocata Anna Scifoni, legale delle imputate nel processo sul caso della piccola Lavinia Montebove, la bimba ridotta in
stato vegetativo dopo esser stata investita nel parcheggio dell’asilo nell’agosto 2018, ha sottolineato ancora le ragioni dell’assenza all’udienza di oggi pomeriggio della maestra Francesca Rocca, imputata per abbandono di minore mentre l’altra, l’investitrice Chiara Colonnelli, presente, ha risposto alle domande del pm e degli avvocati.

La legale ha parlato inoltre di “sperequazione” tra la voce dei genitori della bambina e quella delle sue assistite colpite da “un sistema di pensiero”. Ha ribadito infine: “La maestra sosterrà l’interrogatorio. Ci vedremo il 26 settembre alle 15.30 come il giudice ha disposto”, ha concluso.

PAPÀ LAVINIA: ASPETTIAMO DI SENTIRE LA MAESTRA

L‘ assenza di oggi dell’imputata Francesca Rocca, che ha fornito triage del pronto soccorso, non ha a che vedere con il legittimo impedimento e l’appuntamento con lei è tra 2 settimane, il 26 settembre. Lo ha spiegato parlando con i giornalisti al termine dell’udienza di oggi al Tribunale di Velletri sul caso della piccola Lavinia Montebove, investita nel parcheggio dell’asilo e in stato vegetativo da 4 anni, l’avvocata dei genitori della bimba, Cristina Spagnolo.

“I miei assistiti hanno sempre avuto un contegno sobrio e lucido. L’impatto emotivo può essere comunque un impatto importante, non posso sindacare sulle condizioni di salute di nessuna delle parti del processo”. Il papà della piccola Massimo Montebove ha espresso soddisfazione “per quest’udienza e le dichiarazioni che ha reso l’investitrice. Aspettiamo di sentire la maestra alla prossima udienza”, ha concluso.


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