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Bagaglia (Avsi): “In Sierra Leone alta tensione tra cittadini e polizia”

Nel piccolo Paese africano che si affaccia sull'Atlantico da lunedì è iniziata una escalation di tensioni, frutto di mesi di fortissimo disagio economico

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ROMA – “Le proteste contro il governo sono esplose l’altro ieri, la tensione tra popolazione e forze di sicurezza è altissima, l’accusa è che la polizia sia agli ordini del governo”. Questa la testimonianza per l’agenzia Dire di Gianni Bagaglia, responsabile paese di Fondazione Avsi, che in Sierra Leone dal 2001 si occupa di educazione e sviluppo di bambini e giovani. Bagaglia parla dal suo appartamento di Freetown perché nessuno dello staff oggi è andato in ufficio o ad occuparsi dei vari progetti, per via del coprifuoco in vigore da mercoledì scorso: “monitoriamo la situazione e ci accertiamo che il nostro staff locale stia bene”.

Nel piccolo Paese africano che si affaccia sull’Atlantico da lunedì è iniziata una escalation di tensioni, frutto di mesi di fortissimo disagio economico. Lo “Stato dei diamanti” – causa anche di una guerra civile tra il 1989 e il 2002 – già scontava una forte inflazione e disoccupazione, con gran parte della popolazione che vive con circa un dollaro al giorno. Una situazione inasprita dalla crisi economica innescata dal conflitto in Ucraina, che ha fatto aumentare il prezzo del carburante e qui schizzare il costo della vita in generale, con proteste più contenute nella primavera scorsa. Per molte famiglie, sopravvivere è infatti diventato un’impresa.

Ecco perché dai Paesi Bassi un oppositore sierraleonese in esilio ha lanciato una campagna sui social contro il governo del presidente Julius Maada Bio, accusandolo non solo di non fare abbastanza per risolvere la crisi ma anche di violare vari diritti civili e fomentare le divisioni tra i gruppi etnici. Il leader della dissidenza, che si fa chiamare Adebayor ma è “King Adebayor” per i suoi seguaci, ha quindi invitato la popolazione a tre giornate di mobilitazione, da lunedì a mercoledì scorsi.

“L’idea era di tenere la gente in casa lunedì e martedì, e di farla scendere in strada mercoledì- dice Bagaglia- e così è stato, ma chi è rimasto in casa lo ha fatto per evitare problemi: il governo infatti ha reagito subito vietando ogni protesta”.

Martedì invece i manifestanti hanno sfilato nel centro di Freetown ma anche in tante località del nord-est, roccaforte dell’opposizione, con scontri diretti anche ieri con gli agenti e stazioni di polizia prese d’assalto. Il bilancio è di almeno 27 morti tra i poliziotti e i manifestanti, e decine di feriti e arresti. La stampa internazionale riferisce che il governo ha definito “terroristi violenti” i dimostranti mentre la polizia ne ha arrestato diversi. Ma gira voce che i militari oggi vadano casa per casa ad arrestare chi ha preso parte o simpatizzato con la protesta: fonti locali riferiscono sui social network che l’esercito prenda esponenti delle opposizioni oppure cittadini che hanno messo un semplice like o aderito all’evento delle proteste creato sui social network da Adebayor. Ora cosa attende il Paese? “È presto per fare previsioni” risponde il responsabile Avsi. “La cosa più preoccupante è che sembra essersi rotto il legame di fiducia tra popolazione e forze di sicurezza. La speranza è che sia ripristinato presto e torni la pace”. L’ombra della guerra civile è lontana ma “da anni non si vedevano proteste così forti”, conclude. 

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2022-08-13T09:45:16+02:00