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I partiti depositano i simboli. E Mastella batte Calenda al fotofinish

Da oggi a domenica i partiti che vogliono partecipare alle elezioni devono presentare simbolo e contrassegno al ministero dell'Interno: il primo è stato il Partito liberale Italiano. C'è anche il generale Pappalardo

Pubblicato:12-08-2022 17:19
Ultimo aggiornamento:16-08-2022 18:18
Canale: Politica
Autore:
partito_mastella
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ROMA – È davanti al ministero dell’Interno dalle “dieci del mattino di ieri” Giulia Pantaleo del Partito liberale Italiano (Pli), rappresentante della prima formazione a depositare il suo simbolo per le elezioni anticipate del 25 settembre, questa mattina. L’appuntamento, a 44 giorni dal voto, come da regolamento, è per le otto davanti al Viminale. La premura dei liberali “autentici” nel registrare la loro lista sarebbe giustificata dal timore di farsi rubare il posto da quelli che di questa tradizione politica “si appropriano”, secondo Pantaleo, come Carlo Calenda e la sua Azione, che si presenta in tandem con l’Italia Viva di Matteo Renzi.

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MASTELLA IN CODA DALL’ALBA: “SONO IO L’EREDE DELLA DC”

L’alleanza fra i due leader, nata dopo l’uscita di Calenda dalla pure neonata coalizione col Partito Democratico, torna anche nelle parole del sindaco di Benevento Clemente Mastella, decano della politica nazionale che le scale del Viminale le ha salite la prima volta nel 1976, nel cuore della prima Repubblica. “Siamo noi gli eredi dei valori della Democrazia Cristiana, mica Calenda e Renzi il ‘macroniano’“, scandisce il primo cittadino con in mano il simbolo della sua lista, Mastella-Noi di centro-Europeisti. Al centro del programma della formazione del primo cittadino, in fila davanti al Viminale “dal 1976”, scherza Mastella con i cronisti, “l’atlantismo e soprattutto l’attenzione per il Sud, di cui nessuno parla”.

In fila, decisamente più in sordina, ci sono anche loro, l’oggetto di tante critiche. L’avvocato Andrea Mazziotti di Celso, coordinatore della segreteria di Azione, tira fuori il simbolo dell’alleanza con Renzi solo una volta sollecitato dai cronisti. Il nome in grande sul logo è quello di Calenda, come da accordo sottoscritto con Renzi.

SPUNTA PAPPALARDO E CARICA I GILET ARANCIONI

Sulle scale del Viminale si assiepano tante anime diverse del Paese che fa politica. Svetta la camicia arancione del generale Antonio Pappalardo, in pendant con i Gilet che danno il nome al suo partito, pronti a “dar battaglia contro il golpe estivo, condotto da chi ha voluto organizzare le elezioni in estate, mentre la gente è al mare. Hanno cercato di farci fuori ma non ci sono riusciti“.

Prospettive principali della formazione di Pappalardo: “Ricordare al mondo che siamo il centro della cristianità e così rilanciare la centralità dell’Italia“. Quindi, “Roma città santa, dove recarsi in pellegrinaggio come i musulmani fanno con la Mecca”. E poi “l’Italia Paese della pace, che proprio non può permettersi di fare una cosa come mandare le armi all’Ucraina. È una scelleratezza”.

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TUTTI PARLANO DI LIBERTÀ

Ad aspettare il suo turno ci sono anche degli habituè della presentazione dei partiti. È il caso di Alessandro D’Agostini, che da oltre dieci anni risponde alla prosa di programmi e alleanze con i versi dei suoi Poeti d’Azione. Al centro del programma, “libertà di cura e priorità ai diritti dei cittadini, troppe volte negati”, dice ai giornalisti.

La parola libertà è centrale anche per Marco Lusetti, che la traduce in inglese e ne fa la chiave del suo movimento politico “Free“. Simbolo del gruppo, una silhouette che dà un calcio a un volto di Pinocchio. “Siamo per il rispetto della Costituzione – afferma l’attivista alla Dire – e in modo particolare dell’Articolo 67, che stabilisce che i deputati non debbano sottomettersi a ‘discipline di partiti’ di sorta. Un valore questo, che non rispetta più nessuno”.

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IL POPOLO DELLE PARTITE IVA E QUELLO DEL SUD

Fare qualcosa per gli imprenditori, “dimenticati e ignorati dalla politica”, è la missione di Massimo Gervasi, presidente del Ppa, il Popolo delle partite iva, al Viminale con Vittorio Boccieri. “È ora di tutelare questo gruppo di persone che contribuisce veramente alla crescita del Paese“, l’appello ai cronisti di Boccieri, dalle scale del Viminale, in mano il logo della sua formazione. Il Popolo delle partite Iva dovrebbe godere dell’esenzione dalla raccolta delle firme.

Sottofondo di tutta la mattinata, gli appelli di Giusy Papale e della sua Luce del sud. A metà fra presentazione di partito e performance, l’attivista rivendica senza successo il primo posto ed è anche protagonista di una breve querelle davanti all’ingresso del ministero.

CHI È ARRIVATO PER PRIMO AL DEPOSITO

Alla fine le prime tre formazioni a depositare il loro simbolo sono il Pli, il Movimento Associativo Italiani all’Estero (Maie) e il Partito sacro romano impero cattolico di Mirella Cece. Fra i partiti più grandi, ha iscritto il suo contrassegno anche la Lega, rappresentati dal vice presidente del Senato Roberto Calderoli. Assenti ai nastri di partenza – ma c’è tempo fino a domenica alle 16 – Partito Democratico, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Passi per i grandi partiti, ma che fine faranno le tante liste che non riusciranno a raccogliere le firme necessarie a sottoscrivere le candidature? “Molti di questi movimenti si presentano solo per dare ragione della loro esistenza“, commenta alla Dire Gabriele Maestri, curatore del portale web ‘I simboli della discordia’. È una gara per conquistare non il seggio, ma il trafiletto sul quotidiano. “Ed impedire che qualche lista con il simbolo simile gli soffi il logo”.

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