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Il report di Goletta Verde in Friuli Venezia Giulia: inquinate le foci di tre fiumi

Goletta verde friuli venezia giulia
Secondo gli attivisti non si tratta solo di un'emergenza estiva, ma di un problema cronico che va risolto dalle istituzioni
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TRIESTE – Su 10 campionamenti sulle coste del Friuli Venezia Giulia, 3 sono i punti critici di forte inquinamento, e tutti e tre sono foci dei fiumi. Il Fugnaco, che passa sotto la cittadina istroveneta di Muggia (Trieste), e in provincia di Udine la foce del Tagliamento vicino a Lignano Sabbiadoro e quella del fiume Stella a Precenicco. È quanto emerge dal report di Goletta Verde di Legambiente che chiude oggi a Trieste la sua campagna di monitoraggio della balneabilità dei mari italiani. I campionamenti eseguiti dai volontari sono stati poi analizzati da laboratori individuati sul territorio, alla ricerca della presenza di batteri di origine fecale (enterococchi intestinali ed escherichia coli), un marker specifico di inquinamento dovuto a scarsa o assente depurazione. Proprio quelli che sono emersi nei tre punti in Friuli Venezia Giulia.

I dati sono simili a quelli dell’anno scorso, con un peggioramento dovuto al fatto che aveva piovuto a Trieste e a Muggia il giorno prima- spiega il presidente del circolo Legambiente Verdeazzurro di Trieste, Andrea Wehrenfennig-. I dati del Fugnaco confermano che non è stato risolto assolutamente ancora quel problema della fognatura che passa sotto Muggia. Sappiamo che sono stati fatti i lavori del Comune e dell’Acegas, ma evidentemente ci sono ancora delle perdite o degli scarichi abusivi, e deve essere risanato. Invece, per fortuna i dati delle zone balneabili che sono due, Barcola e Casaleggio, sono perfetti, sono assolutamente nei limiti”. Perfetto il mare, conclude Wehrenfennig, sebbene le spiagge siano invase da plastiche, che rappresentano il 95% dei rifiuti ritrovati.

La scarsa depurazione degli scarichi fognari nei fiumi, una massa d’acqua molto minore del mare, è la chiave dell’inquinamento del Tagliamento e dello Stella, il cui bacino è la pianura, in particolare la Bassa Friulana. Due fiumi che tra l’altro scaricano nell’ecosistema della Laguna di Grado-Marano e non in mare aperto. “La proposta che noi facciamo e che riguarda il bacino scolante, ovvero il bacino a monte della laguna- spiega il presidente di Legambiente del Friuli Venezia Giulia, Sandro Cargnelutti-, è da una parte di completare le opere fognarie per una buona depurazione, utilizzando i fondi anche del Piano di ripresa e resilienza. Dall’altra di riprendere in mano il tavolo dei pozzi, per ridurre gli sprechi d’acqua che attingono a valle della risorgiva, e questa è risorsa strategica. Tre- conclude il presidente-, di accelerare i tempi di bonifica del Sito di interesse nazionale (Sin) Caffaro di Torviscosa (Udine)”.

OK LE SPIAGGE, MA I PROBLEMI RESTANO

“Non ci fermeremo mai”, è la promessa della campagna 2021 di Goletta Verde di Legambiente che oggi a Trieste chiude la sua 35esima circumnavigazione dello Stivale in difesa del mare e delle zone balneabili. “Torneremo anche il prossimo anno proprio per continuare a monitorare quelle che sono le situazioni di criticità anche in questa regione bellissima- spiega la portavoce di Goletta Verde, Katiuscia Eroe-. Tre dei dieci campionamenti, che abbiamo effettuato con i nostri volontari, sono siti fortemente inquinati, parliamo delle foci dei fiumi, dove l’elemento importante da sottolineare è ancora una volta un’insufficienza legata alla depurazione e alla possibilità di presenza di scarichi non depurati”.

Problemi particolari che perdurano nel tempo nonostante l’impegno degli attivisti, rileva la portavoce, ma non significa che la situazione complessiva in trentacinque anni sia la stessa. “Qualcosa e non poco è cambiato, nei nostri mari sicuramente– sottolinea Eroe-, come le Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) ci raccontano in tutte le tappe. Sicuramente vi sono condizioni decisamente migliori rispetto quelle di trentacinque anni fa quando è partita Goletta Verde la prima volta, e quando non esistevano ancora le Arpa regionali. Però è evidente- puntualizza l’attivista- che se dopo dieci, undici anni soltanto due volte una foce torna entro i limiti di legge, c’è un problema cronico ed è compito della politica e di chi amministra andare a indagare le ragioni. Davvero è inammissibile continuare a trovare delle foci che dovrebbero potere tornare ad essere balneabili. Questa non è soltanto una questione estiva, è una questione di emergenza ambientale. Noi la viviamo- conclude la portavoce-, abbiamo pochi anni per cercare di risolverla e dobbiamo davvero lavorare tutti insieme”.

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