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Operai del Mose senza paga e cantieri fermi: pressing su due ministeri

Mose Venezia
La Regione Veneto ha incontrato i sindacati, che avvertono: la deadline per ottenere risposte e rassicurazioni è il 24 agosto
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VENEZIA – Passano i giorni e resta intricatissima la situazione dei lavoratori che operano nel sistema Mose, in particolare i dipendenti di Comar, Thetis e Consorzio Venezia Nuova. E ora si andrà in pressing su due ministeri a Roma sperando di ottenere risposte e rassicurazioni prima del 24 agosto. Per quel giorno è infatti prevista l’assemblea dei lavoratori e, se non arriveranno i segnali sperati, “si dovrà iniziare con azioni ben precise”, avverte Paolo Bizzotto, segretario della Cisl. Nei giorni scorsi i confederali avevano parlato di iniziative di mobilitazione “anche eclatanti che facciano comprendere alle istituzioni quanto grave sia la situazione”. E la situazione, come emerge dall’incontro che c’è stato oggi con l’assessore al Lavoro della Regione Veneto Elena Donazzan, resta molto difficile.

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Per effetto del concordato “c’è l’impossibilità di continuare a garantire stipendi agli addetti Comar: quei lavoratori, addetti al sollevamento delle paratoie, sono senza stipendio e con prospettiva di cassa integrazione. Che c’è anche per Thetis e stamattina ci hanno comunicato anche per il Consorzio Venezia Nuova”, segnala Bizzotto parlando alla ‘Dire’. Niente stipendi ma anche cantieri fermi. E allora per avere risposte su come e quando si sbloccheranno questi due fronti si andrà in pressing sul ministero del Lavoro e su quello delle Infrastrutture. “È necessario comprendere al più presto quali sono le soluzioni applicabili al caso specifico. In accordo con i sindacati, ho assunto l’impegno di raccordarmi con la Prefettura per comprendere tempi e modi del prossimo tavolo prefettizio sul tema con tutti i soggetti a vario titolo interessati”, spiega Donazzan.

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La fase di difficoltà e incertezza dei circa 300 lavoratori delle tre imprese, del resto, “pone anche interrogativi circa l’ultimazione e la gestione del Mose e di servizi di primaria importanza svolti da questi lavoratori per l’interesse e la salvaguardia della laguna di Venezia”, segnala la Regione in una nota diffusa dopo il summit. Il ministero delle Infrastrutture dovrebbe ad esempio chiarire se e come Autorità e società in house possono intervenire nella partita. Parallelamente le imprese stanno cercando un’exit strategy per superare la situazione aperta dal concordato ma, come rileva Bizzotto, anche in questo caso servono intese larghissime, che coinvolgano anche il ministero. Di qui, l’esigenza di riunire tutti i soggetti ad un unico tavolo: si proverà a farlo in Prefettura con sollecitazioni in questo senso che partiranno a brevissimo. “Qui ci sono lavoratori senza soldi, con la prospettiva della cassa integrazione e manca una visione di come continueranno i lavori. Ci serve chi ci dia un cronoprogramma: nel 2021 non finiranno i lavori del Mose, non sappiamo quando accadrà, ci sarà una proroga, ma intanto non sappiamo nemmeno quando ripartiranno e intanto l’autunno si avvicina e con l’autunno anche il periodo delle alte maree…”, avvisa Bizzoto.

Il blocco dei cantieri poi innesca effetti sull’indotto e dall’1 settembre rientreranno in Thetis i dipendenti distaccati al Provveditorato e questo “acuirà il problema occupazionale”. Al tavolo “le parti hanno condiviso che la grave situazione di difficoltà dovrà essere affrontata in termini ampi e completi con tutti i soggetti istituzionali a vario titolo coinvolti, principalmente il ministero delle Infrastrutture, da cui dipendono gli organi commissariali che gestiscono il Cvn”, recita la nota della Regione. Donazzan interpellerà il ministero del Lavoro sui lavoratori di Cvn, Thetis e Comar.

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