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Latina, cacciate dal ristorante perchè trans: “Andate via, andate al bordello”

[video width="848" height="480" mp4="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2017/08/transfobia.mp4"][/video] ROMA - "Siete uomini, donne, o froci?", "qui non vi vogliamo né dentro né
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ROMA – “Siete uomini, donne, o froci?”, “qui non vi vogliamo né dentro né fuori” e “andate via, andate al bordello”. E’ il racconto di Massimina che assieme a un’amica, entrambe trans, è stata cacciata a male parole da un ristorante a Latina Mare perché trans.

La storia è narrata in un video da una delle due protagoniste e diffuso tramite Facebook da Cathy La Torre della segreteria nazionale di Sinistra Italiana, ma anche avvocato e attivista Lgbt. Che ora promette di agire per vie legali.

Nel video, Massimina spiega di essere entrata nel ristorante sul lungomare con un’amica e un cagnolino per chiedere un tavolo, e di essere stata ripresa da una cameriera per l’abbigliamento che, sottolinea Massimina, “era da spiaggia”, ma “nel locale c’era anche un uomo a torso nudo e donne in bikini”. Le due amiche hanno proposto di vestirsi e di sedersi fuori, visto che c’era anche il cane, ma la proprietaria le ha prese a male parole. La ristoratrice, prosegue il racconto sul post, “le ha strattonate ed è nato un alterco”.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, ma “la proprietaria del ristorante ha continuato a insultare, davanti alle forze dell’ordine le due donne trans”.

Il 2017, attacca La Torre, “è l’estate che verrà ricordata come quella in cui esercizi commerciali, strutture ricettive, fanno la lista di chi non può entrare: gay, lesbiche, trans, neri, bambini. Una discriminazione culturale inaccettabile che combatteremo in ogni sede possibile”. Il Mit, Movimento identità trans, “agirà legalmente ed è certo che anche le forze dell’ordine testimonieranno con quale transfobia si sono rivolti a Massimina”, conclude La Torre su Facebook.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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