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Mes, Livolsi: “L’Europa vale la ratifica del meccanismo di stabilità”

Le parole del professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A

Pubblicato:12-07-2023 10:14
Ultimo aggiornamento:18-10-2023 17:49
Autore:

Ubaldo Livolsi
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A cura di Angelica Bianco

ROMA – “Tutto rinviato all’inverno o all’autunno inoltrato. La settimana scorsa la Camera ha approvato la sospensiva presentata dalla maggioranza della riforma del Mes. Quest’ultima attribuisce allo stesso Meccanismo europeo di stabilità la funzione di paracadute fiscale (backstop) del fondo unico di risoluzione delle banche: una linea di credito di 70 miliardi a cui i Paesi potranno accedere qualora i fondi nazionali per le risoluzioni bancarie non siano sufficienti. Da sottolineare che non è previsto un automatismo tra la richiesta di assistenza finanziaria e la ristrutturazione del debito”. Così Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A.

Il nostro Paese– spiega- è l’unico degli Stati membri che non ha ratificato il Mes. Strenua sostenitrice di questa opinione è la premier Giorgia Meloni, che ha ribadito più volte di prendersi la responsabilità di tale decisione. Il timore è che si ripetano le modalità – seppur in forma diversa in quanto rispetto alla sua istituzione del 2012, nel 2018 il Mes è stato modificato – di come fu utilizzato nel passato per aiutare Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e Cipro. Il sostegno fu offerto sulla base di rigorose condizioni nell’ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico e di sostenibilità del debito effettuato dalla cosiddetta troika, organismo di controllo informale costituito da Commissione europea, Bce e Fmi. In realtà il nostro Paese alla fine ratificherà il Mes. Fa bene la premier Meloni a mettere i puntini sulle i e a procrastinare tale decisione. Il Mes va inquadrato nelle dinamiche negoziali più complessive in atto nell’Unione europea, che vedono l’Italia nell’occhio del ciclone in particolare riguardo al Pnrr, la cui governance alla composizione delle deleghe del nuovo Governo, che ha distinto maggiormente le attività di coordinamento strategico e di interlocuzione a livello istituzione, differenziando tra i ruoli di Palazzo Chigi e quelli del Mef, ha rallentato alcuni processi, con il conseguente ritardo della terza rata, la nuova rendicontazione e la rinegoziazione del piano”.


“Sul fronte interno- continua Livolsi- si aggiunga la scadenza delle elezioni europee del 2024 e la dialettica tra i partiti della maggioranza, con Matteo Salvini che vorrebbe spostarli più a destra nelle alleanze europee. Forza Italia, per bocca di Alberto Tajani, ha risposto con un secco no. Del resto è naturale che il Mes sia usato strumentalmente in chiave propagandistica“.

“La vera questione- scrive ancora Livolsi- sono l’Unione europea e il ruolo dell’Italia nel suo contesto. Il nostro Paese ha bisogno dell’Europa per crescere economicamente e socialmente (ed è inimmaginabile l’Ue senza l’Italia, uno dei membri fondatori). L’Europa è maturata. Sull’onda dei cigni neri della pandemia e della guerra, il programma Next Generation EU ha rotto il tabù europeo consentendo che gli investimenti potessero essere finanziati con debito comune. Una scelta impensabile fino a pochi anni fa. Altro passo in avanti è stato fatto anche nell’impostazione del Patto di stabilità, che consente una flessibilità sulla velocità con cui uno Stato membro deve raggiungere gli obiettivi di debito. Novità importanti stanno avvenendo anche sulla gestione comune dei flussi migratori. Ci sono tante sfide da affrontare nel futuro dell’Ue. Le riforme dovranno essere lungimiranti e coraggiose”.

L’Italia deve essere protagonista e per farlo l’ostacolo del Mes deve essere superato. Non mi riferisco solo all’allargamento ad altri Paesi di condizioni economiche e culturali diverse, ma anche alle prove economiche. L’Europa dovrà dotarsi di una nuova politica industriale in grado, attraverso più strumenti, di mobilitare risorse nazionali e comuni, pubbliche e private. Tutto ciò richiede coordinamento tra le politiche nazionali, tra Bruxelles e le capitali europee. L’Italia sarà certamente all’altezza e tra i Paesi leader dell’Unione, come lo è sempre stata” conclude Ubaldo Livolsi.

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