Swaziland, vietata la sfida tra stregoni e guaritori tradizionali

Secondo il governo, "chiunque dovesse persistere in attività di stregoneria affronterà il rigore della legge"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Con una nota ufficiale, il governo del Regno di Eswatini, già noto come Swaziland, ha vietato una sfida che domani avrebbe messo gli uni contro gli altri stregoni e guaritori tradizionali.

Nel comunicato si riferisce che “la competizione proposta di magia e incantesimi era qualcosa di mai visto e avrebbe costituito un’anomalia per gli abitanti di Eswatini”.

Secondo il governo, “chiunque dovesse persistere in attività di stregoneria affronterà il rigore della legge”. Nella nota si sostiene poi che “le autorità non possono restare a guardare mentre le vite dei cittadini sono messe a rischio con pratiche illegali e folli che rischiano di avvelenare le menti, in particolare dei bambini”.

Nel Regno di Eswatini, ex colonia britannica divenuta indipendente nel 1981, una legge coloniale risalente al XIX secolo definisce come reato la stregoneria, la magia e i riti vudù.

In un articolo dedicato alla vicenda, il quotidiano Times of Swaziland ha citato un ultranovantenne, noto per i poteri sovrannaturali, soprannominato Africa Gama. Secondo l’uomo, la competizione era stata organizzata da un cittadino congolese, che si sarebbe però scontrato con il divieto del governo di Mbabane per non aver consultato associazioni e autorità locali.

Africa Gama ha anche ricordato la sua partecipazione a una sfida autorizzata nel 1982 da re Sobhuza II: “Gareggiai con guaritori tradizionali, dottori e profeti di tutto il mondo, arrivati anche da Palestina, Cuba, Inghilterra, Sudafrica e Stati Uniti”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

12 Luglio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»