Educazione alla territorialità elemento indispensabile per una cittadinanza attiva

L’abitare il territorio diventa così collegamento alla globalità del contesto e della comunità locale
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di Vanna Iori

Le attuali rilevanti trasformazioni nella composizione sociale, nei rapporti intergenerazionali e nelle forme della partecipazione aprono nuove dimensioni ai temi dell’educazione alla cittadinanza di cui si discute in queste ore al Senato, con l’esame del testo unificato sull’introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica nella scuola primaria e secondaria”.

In questo contesto, particolare attenzione merita l’educazione alla territorialità che si esprime nell’appartenenza ad un contesto. Il territorio è luogo primo dei vissuti della quotidianità e fondamento dell’abitare come possibilità di riconoscersi e di essere riconosciuti. L’abitare è quindi, innanzitutto, fisico (l’edificio, la struttura urbanistica) ma è, al tempo stesso, affettivo, relazionale, sociale, culturale.

Il radicamento rende partecipi di quella “socialità diffusa” che alimenta l’etica della responsabilità. La frammentazione sociale si è acuita in questi anni per la diminuita importanza dei luoghi di aggregazione tradizionali, per la tendenza a rimanere di più in casa, per l’insicurezza percepita, per la facilità a recidere le radici territoriali e per il degrado vissuto da molti nostri territori, soprattutto nelle aree periferiche. Un’educazione alla cittadinanza dovrebbe quindi porre in primo piano i temi della coesione, della partecipazione, della sussidiarietà come elementi essenziali per progettare scelte politiche incentrate sulla centralità della persona.

La partecipazione è, in contrasto con la delega, fattore decisivo di educazione per un reale protagonismo dei cittadini e delle famiglie, soggetti attivi di fronte al dilagare dell’indifferenza e del rancore. L’educazione alla cittadinanza deve perciò promuovere la capacità di giudizio e la responsabilità di ognuno.

La cultura della conoscenza dei diritti e dei doveri dei cittadini, della Costituzione, dei principi su cui si fonda, della democrazia, della libertà, incrementa infatti un atteggiamento di profondo rispetto della persona. L’educazione alla cittadinanza è uno strumento per non spezzare i legami con il territorio e la comunità perché ciascuno possa continuare a riconoscersi in essi, mettendo al centro la persona con la sua storia, le sue radici, il suo mondo di relazioni.

L’abitare il territorio diventa così collegamento alla globalità del contesto e della comunità locale. E’ la possibilità di permanere all’interno di un ambiente significativo per l’esistenza della persona: la sua casa, i rapporti con le cose, i luoghi noti, i percorsi, la memoria, la storia, le amicizie, il linguaggio, le consuetudini.

Oggi possiamo rendere le nostre città più solidali, rafforzando quel complesso di politiche che riguardano la persona nei suoi molteplici vissuti spaziali di familiarità, libertà, agio, sicurezza, calore. Tutto ciò non può essere circoscritto entro la soglia di casa; la porta che si apre è la metafora più idonea a rappresentare una territorialità che comprende il valore della famiglia unitamente al valore delle relazioni sociali nella costruzione della comunità locale. La possibilità di abitare luoghi provvisti di senso rende la città “familiare”, accogliente; si riducono i vissuti di estraneità, di ostilità, di insicurezza.

La città sottrae le persone all’individualismo se si ravviva di luoghi percorribili, riconoscibili, raccontabili. Aprire la propria porta e aprire la propria mente è quindi una prospettiva fondamentale nella società contemporanea dove prevalgono l’isolamento, la difesa della propria privacy e il disinteresse per gli altri. L’educazione alla cittadinanza, in questo senso, chiama in causa in modo decisivo la presenza dell’altro: ogni soggetto è alterità-in-relazione con gli altri che ha intorno. Vi sono quindi compiti educativi connessi all’educazione civica: accogliere, accompagnare, eventualmente sostenere.

Vi è necessita di persone che osservino e si sforzino di capire che cosa succede dentro ed intorno a loro, di soggetti che si formino ed abbiano consapevolezza di modalità relazionali profondamente sociali e civili. Queste riflessioni rivestono una rilevanza speciale per una nuova cultura dei diritti di cittadinanza dei soggetti deboli, di coloro che sembrano avere meno opportunità, come gli anziani, i malati, i disabili. Il diritto all’abitare lo spazio urbano si pone oggi come un nuovo diritto da difendere politicamente e socialmente in quanto diritto di opzione: esso è garanzia di democrazia poiché consente alle persone di conservare la possibilità di essere attori delle proprie scelte.

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12 Luglio 2019
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