“Chi gioca finisce in mano agli usurai”, l’allarme della Regione

BOLOGNA - Chi gioca d'azzardo rischia seriamente di
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

casino_gioco_azzardo

BOLOGNA – Chi gioca d’azzardo rischia seriamente di finire nella rete degli usurai. Dal monitoraggio svolto dalla Regione Emilia-Romagna “risulta che il ricorso all’usura di soggetti sovraindebitati per il gioco è un fenomeno in crescita anche nella nostra regione”, ha detto questa mattina al question time l’assessore regionale alla Legalità Massimo Mezzetti. Insomma, “molti dipendenti dal gioco d’azzardo rischiano di essere o già sono vittime di usura”.

giocoLa Regione ha in mente una risposta “organica” da dare al problema, anche col testo unico sulla lotta alla criminalità organizzata. Mezzetti cita anche una “formazione specifica per gli operatori che si occupano di chi soffre di ludopatia. A porre l’argomento in aula era stato il consigliere regionale Pd Mirco Bagnari, che ha citato l’emergere durante il processo Black Monkey di attività di gioco in mano ad esponenti della criminalità organizzata. Mezzetti ha espresso “preoccupazione” per l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico emiliano-romagnolo anche nel gioco d’azzardo. E’ “un fenomeno degno di attenzione- ha ribadito Bagnari nella replica- sono soddisfatto della risposta ma resto preoccupato”.

di Mirko Billi, giornalista professionista

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»