ROMA – Settantacinque miliardi di dollari in una notte. SpaceX sbarca oggi a Wall Street con l’IPO più grande della storia, e porta con sé la domanda che rimbalza tra i terminali di trading dall’alba: le azioni voleranno davvero, o la gravità farà il suo lavoro?
La società di Elon Musk – razzi, satelliti, intelligenza artificiale, tutto insieme – ha venduto 555 milioni di azioni ordinarie a 135 dollari l’una, incassando 75 miliardi e ottenendo una valutazione complessiva di 1.770 miliardi. Le banche che hanno curato l’operazione dispongono inoltre di un’opzione per acquistare ulteriori 83 milioni di azioni, il che porterebbe il ricavato totale vicino agli 86 miliardi. Non era mai successo prima, nemmeno lontanamente.
Il collocamento è stato tre volte sovrascritto, stando al Financial Times: più investitori che azioni disponibili, sia tra i grandi fondi istituzionali sia tra i privati. Chi non è entrato in fase di IPO, o non ha ottenuto la quota desiderata, cercherà di comprare sul mercato aperto nelle prossime ore. Una pressione che di solito spinge i prezzi verso l’alto, almeno nella prima giornata.
C’è però un dettaglio che i più euforici tendono a sorpassare velocemente. Morningstar, la società di ricerca finanziaria, ha pubblicato lunedì una valutazione che fissa il fair value di SpaceX a 63 dollari per azione, meno della metà del prezzo di IPO. La società viene venduta a 92 volte i ricavi dell’anno scorso: un multiplo che riflette aspettative di crescita straordinarie, non risultati già conseguiti. Morningstar parla di una discrepanza considerevole tra le attese del mercato e i fondamentali reali.
Nel mezzo di tutto questo c’è Musk, che con la quotazione si avvicina concretamente alla soglia del trilione di dollari di patrimonio personale, un traguardo che nessuno ha mai raggiunto. Se le azioni tengono o salgono, potrebbe arrivarci già oggi.



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