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Strage di Bologna. L’arringa delle parti civili “Manca la verità piena, ma mai vicini come ora”

È il giorno delle arringhe del legali della parte civile al processo di appello Alessandro Forti denuncia depistaggi e l'allungamento dei tempi del processo

Pubblicato:12-06-2024 13:02
Ultimo aggiornamento:12-06-2024 13:16
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BOLOGNA – “La piena verità non è stata ancora raggiunta, ma non è mai stata così vicina”: così il legale legale di parte civile, Alessandro Forti, nell’arringa nel processo d’appello sulla strage di Bologna. L’attentato di matrice neofascista che ha colpito la stazione centrale di Bologna risale al 2 agosto 1980 e da allora una ricostruzione dei fatti non è stata possibile “a causa di depistaggi formali e informali- denuncia Forti- false piste e l’allungamento dei tempi del processo che ha dilatato i problemi”, con il risultato che “i processi diventano ai morti”. Addirittura “c’è stato uno scivolamento culturale rispetto alla vittima, visto che si comincia a parlare di presunta vittima, quando nel processo penale la vittima non è mai presunta”. Ma nonostante questo, afferma Forti nella sua arringa nel processo d’appello a carico di Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, “non ci si è mai sentiti così vicini alla verità piena come ora”.

Nel suo intervento, in sostanza, Forti riconosce che sulla strage di Bologna, “la più grave della storia repubblicana”, ancora non si è raggiunta una verità piena, ma aggiunge, con una nota di ottimismo, che mai come ora ci si è avvicinati a quella verità. Questo, sottolinea, è stato possibile grazie alle nuove indagini degli ultimi anni e “al progresso della digitalizzazione degli atti“. Infine, il legale di parte civile riafferma la propria convinzione che “la sentenza di primo grado abbia chiarito la responsabilità di Paolo Bellini e degli altri due imputati al di là di ogni ragionevole dubbio


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