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Berlusconi, un anno dalla morte: da ‘Il Caimano’ a ‘Loro’, i film che lo raccontano

Con la sua morte, il 12 giugno 2023, si è chiusa un'era fatta di politica, scandali, processi, festini e frasi diventate meme

Pubblicato:12-06-2024 11:42
Ultimo aggiornamento:12-06-2024 14:59

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ROMA – È innegabile: Silvio Berlusconi ha fatto un pezzo di storia italiana. Un leader che è stato capace di dividere l’Italia come, forse, nessuno aveva mai fatto. Con la sua morte, il 12 giugno 2023, si è chiusa un’era fatta di politica, scandali, processi, festini e frasi diventate meme. Il tutto senza perdere mai il suo indecifrabile sorriso, accompagnato dalle note di Apicella. Sono molti i registi che hanno provato a decifrare l’uomo dietro il politico. Lo ha fatto Paolo Sorrentino con ‘Loro 1’ e ‘Loro 2’ o Nanni Moretti con ‘Aprile’ o ‘Il Caimano’, fino alla docuserie ‘Il giovane Berlusconi’, uscita quest’anno su Netflix.

BERLUSCONI, UN ANNO DALLA MORTE: I FILM CHE LO RACCONTANO

APRILE DI NANNI MORETTI

‘Aprile’ di Nanni Moretti, uscito nel 1998, si apre con il discorso di Emilio Fede al TG4 per annunciare la vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 1994. Nanni Moretti, che interpreta se stesso, è sconcertato dalla vittoria della destra e pensa di girare un documentario sulla figura di Berlusconi e sul conflitto d’interessi. Il progetto, però, viene accantonato per un musical.


IL CAIMANO DI NANNI MORETTI

‘Il caimano’ di Nanni Moretti, uscito nel 2006, racconta di un produttore cinematografico di film di serie B, Bruno Bonomo, che negli Anni 70 si dedicava al cinema trash con la moglie ma ora sta attraversando un momento difficile, sia professionalmente sia umanamente: la sua casa produttrice è sull’orlo del fallimento ed il suo matrimonio sta andando in pezzi. La sua unica ancora di salvezza sembra essere il copione di una giovane regista, Teresa, che vorrebbe girare un film, intitolato ‘Il caimano’, che racconti la vita di Silvio Berlusconi. I problemi economici del produttore però lo spingono a girare solo l’ultima scena, che forse più di tutte le altre fa capire il vero senso della pellicola. Silvio Berlusconi entra nell’aula di tribunale per presenziare alla lettura della sentenza del processo, presumibilmente il processo SME. È solo, non è più potente e nessuno dei suoi alleati gli sta vicino: viene condannato a 7 anni. Ciononostante, egli esce dal Palazzo di giustizia ammonendo i giudici a temere la reazione del popolo, che non avrebbe permesso la condanna persecutoria di un suo eletto e, dopo aver rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, un gruppo di persone viene ad acclamarlo mentre sta entrando nella sua macchina. All’uscita dei giudici, invece, gli stessi che avevano festeggiato il condannato incominciano a tirar loro di tutto, comprese delle bombe Molotov. Immagini che oggi fanno pensare all’assalto di Capitol Hill per mano dei fan di Donald Trump.

VIDEOCRACY – BASTA APPARIRE DI ERIK GANDINI

‘Videocracy – Basta apparire’ è un documentario uscito nel 2009 diretto da Erik Gandini. Si tratta di un’analisi di come in Italia il potere della televisione influenzi comportamenti e scelte della popolazione, essendo essa la principale fonte di informazione per la quasi totalità delle persone. I riflettori sono soprattutto sull’impero mediatico di Silvio Berlusconi e su come questo sia la fonte del suo potere politico. Nel documentario ci sono Fabrizio Corona e Lele Mora (che a fine film pronuncia l’espressione “basta apparire”, che compare come titolo) in qualità di personaggi della videocrazia e della perdita dei valori sociali.

LORO 1 E 2 DI PAOLO SORRENTINO

‘Loro 1’ e ‘Loro 2’ è un film del premio Oscar Paolo Sorrentino diviso in due parti con Toni Servillo nei panni di Silvio Berlusconi ed Elena Sofia Ricci in quelli dell’ex moglie Veronica Lario. Il regista racconta l’uomo dietro il politico, in tutte le sue indecifrabili sfaccettature. Sorrentino fa il ritratto di un uomo nella sua intimità e fragilità alle prese con l’età che avanza e con le aspettative.

1994, MINISERIE TELEVISIVA NATA DA UN’IDEA DI STEFANO ACCORSI

‘1994’ è l’ultimo capitolo della miniserie televisiva, targata Sky, nata da un’idea di Stefano Accorsi, qui anche attore nei panni di Leonardo Notte. Ambientata nel 1994 tra Roma e Milano, la trama segue la storia dei personaggi immischiati nel complesso scenario politico italiano di quell’anno. Proseguono le inchieste giudiziarie passate alla storia con l’espressione ‘Mani Pulite’ che portarono alla fine della Prima Repubblica, mentre si svolgono le prime elezioni politiche della cosiddetta Seconda Repubblica. Qui Berlusconi è interpretato da Paolo Pierobon e descritto come una figura che bramosa di potere.

SILVIO FOREVER DI ROBERTO FAENZA E FILIPPO MACELLONI

‘Silvio Forever’ è un docufilm del 2011 diretto da Roberto Faenza e Filippo Macelloni, con la voce narrante di Neri Marcorè. La pellicola vede in qualità di sceneggiatori i giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori del libro inchiesta ‘La casta’, e contiene numerosi filmati d’epoca, tra cui lo spezzone di un’intervista che Berlusconi rilasciò a Enzo Biagi nel 1987, il bacio di Roberto Benigni ai Telegatti ’87 e il discorso in cui annunciò la sua “discesa in campo”, trasmesso da tutte le televisioni italiane.

IL GIOVANE BERLUSCONI

Quest’anno su Netflix ha debuttato la docuserie ‘Il giovane Berlusconi. Tre puntate, della durata di 50 minuti ciascuna, che scavano dentro gli archivi iconici e inediti, tra le testimonianze dei più stretti collaboratori di Silvio Berlusconi – personaggi noti, ma anche tecnici, autori, pubblicitari, figure chiave che hanno contribuito al suo successo personale e a quello della sua televisione – e di coloro che lo hanno avversato e criticato. Un racconto dietro le quinte dell’impresa culturale che ha cambiato il costume e i consumi di intere generazioni, prima in Italia e poi in tutta Europa, la TV commerciale.

La docuserie tratta del successo di Berlusconi dai suoi esordi come imprenditore all’invenzione della televisione commerciale alla metà degli Anni 70 fino alle elezioni politiche del ’94. Figlio del boom economico dei primi Anni 60, Silvio Berlusconi si lancia, come molti in quegli anni, nel business dell’edilizia. Realizza Milano 2, una new town avveniristica immersa nel verde, dove per evitare la selva delle antenne sui tetti, si progetta, per la prima volta in Italia, la cablatura di tutta la cittadina con il cavo coassiale. Ed è così che, nel 1974, in un sottoscala nasce una televisione al servizio dei residenti che possono seguire la messa, le riunioni di condominio, le attività sportive dei propri figli e la pubblicità del negoziante sotto casa. Nessuno avrebbe immaginato che da lì a poco la televisione condominiale di TeleMilanoCavo si sarebbe trasformata in uno dei più grandi gruppi televisivi privati europei. La situazione delle emittenti private a metà degli Anni 70 è paragonabile a un ‘mucchio selvaggio’ e Berlusconi fiuta l’affare: la televisione privata è il business del futuro. Vuole dei programmi vivaci, colorati, ma al tempo stesso rassicuranti, e la pubblicità deve esserne l’anima. Il monopolio della Rai viene aggirato dal cosiddetto ‘pizzone’ di Berlusconi, un nastro registrato con programmi e pubblicità che viene consegnato a tutte le emittenti, sparse lungo il territorio nazionale, affiliate con Canale5, che ha ormai sostituito TeleMilano. Con questo escamotage rudimentale quanto geniale, una piccola televisione locale di Milano riesce a far sentire la sua voce in tutta Italia e a vendere tanta, tantissima, pubblicità.

E così, durante la coda sanguinosa degli Anni di Piombo Berlusconi fa sognare i telespettatori, raccontando un’Italia che ancora non esiste, ma che si paleserà da lì a poco. Intere generazioni crescono davanti ai teleschermi del gruppo Fininvest, che mandano in onda telequiz, soap opera, telefilm americani, cartoni animati giapponesi, calcio, programmi comici. Berlusconi parla al consumatore e agli inserzionisti, mentre la TV di Stato si rivolge al cittadino: da questo momento i confini tra i due mondi si faranno più labili, la comunicazione berlusconiana plasma un pubblico nuovo, che presto diventerà elettorato. E non si ferma: per tutti gli Anni 80 l’impero di Berlusconi cresce così a dismisura, inglobando, oltre alle televisioni e alla pubblicità, anche l’editoria, giornali, riviste, assicurazioni, banche, catene di negozi e una squadra di calcio, l’AC Milan, rendendo ancora più popolare la sua immagine di imprenditore di successo.

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