Puglia, il governatore Michele Emiliano indagato per abuso di ufficio

Indagini su nomima ex sindaco Bisceglie a consigliere di Innovapuglia
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BARI – Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è indagato per abuso di ufficio in relazione alla nomina dell’ex sindaco di Bisceglie, Francesco Spina, come consigliere di InnovaPuglia, la società che si occupa di appalti centralizzati per la Regione. È quanto riporta l’edizione di Bari del quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

La scorsa settimana il governatore avrebbe ricevuto un avviso di proroga delle indagini relative all’inchiesta – coordinata dalla procura di Bari – sulla nomina a consigliere nel cda societario di Spina, dichiarato decaduto da sindaco a fine agosto 2017. La decisione è stata presa dalla giunta regionale nel luglio 2017 ma, in base alla legge Severino, Spina non avrebbe potuto ricevere alcuna nomina pubblica per i successivi due anni. Gli inquirenti stanno vagliando la documentazione acquisita.

Per Emiliano, si tratta del secondo avviso di garanzia in due mesi: nell’aprile scorso infatti, il governatore assieme ad altre 4 persone, ha ricevuto un avviso di proroga indagini e decreto di perquisizione per una indagine aperta per abuso di ufficio, induzione indebita e false fatture in relazione al pagamento della campagna elettorale per le primarie del Partito democratico.

PUGLIA. EMILIANO INDAGATO, SPINA: INCONFERIBILITÀ ESCLUSA DALL’ANAC

Per difendersi dalle accuse mosse dalla magistratura e pubblicate oggi dalla stampa locale, Francesco Spina -ex sindaco si Bisceglie e consigliere di Innovapuglia, nomina su cui indaga la procura di Bari, sceglie di postare sui social il parere che al proposito ha emesso l’Autorita nazionale anticorruzione che pare escludere l’inconferibilita della carica.

“Per la terza volta a beneficio dei giornalisti che vogliono ignorare le carte, sono costretto a ripubblicare il parere Anac, firmato dal presidente Raffaele Cantone, circa il rispetto della legge Severino”, scrive in un post su Fb e aggiunge: “È giusto che un giornalista dia per tre-quattro volte la stessa notizia circa la sussistenza di un procedimento? È giusto che lo stesso giornalista conosca fatti che sono ignoti a chi avrebbe diritto di difendersi anche sulla stampa? È giusto che un giornalista ignori le decisioni dell’Anac che stiamo pubblicando ormai costantemente, ma a cui lo stesso giornalista non dà alcun rilievo? Se arriva un esposto è sacrosanto il diritto della magistratura di effettuare le indagini necessarie, ma un giornalista deontologicamente corretto dovrebbe approfondire la conoscenza degli atti e delle leggi prima di formulare giudizi inquisitori”.

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12 Giugno 2019
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