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In Emilia-Romagna Confcooperative sociali da oltre un miliardo

Staffetta Dal Pozzo-Buzzi al vertice, tra sfide "accoglienza e energia"

CONFCOOPERATIVE

BOLOGNA – In Emilia-Romagna si contano quasi 500 cooperative che operano con pubblico e privato, di cui oltre 460 attive. Il fatturato totale supera il miliardo di euro (1.067 milioni nel 2021), con un +8,7% tra 2020 e 2021, garantito da coop di varie dimensioni spaziando dalle aziende comunitarie a quelle industriali o quasi, attrezzate per offrire servizi su più territori. Se tra 2019 e 2020 erano calate del 3,4%, il confronto 2020-2021 segna un’inversione di tendenza (+0,4%). I soci 2021 segnano 23.947 persone e nello stesso periodo sono diminuiti del 3,8%, una diminuzione considerata fisiologica e in evoluzione oggi sia per la cooperazione sia per il terzo settore, contro il -2,5% del 2019-2020.
Sono i numeri di Federsolidarietà Emilia-Romagna, la federazione delle cooperative sociali di Confcooperative che oggi rinnova la sua presidenza in assemblea a Bologna. Dopo due mandati e otto anni al vertice, Luca Dal Pozzo ha passato la mano al nuovo presidente Antonio Buzzi, in un contesto di attualità più che complicato, viste le tensioni internazionali e l’accoglienza ‘sociale’ dei profughi in fuga dalla guerra in Ucraina, nonostante siano accolti in larga parte in famiglie.

Gli occupati delle coop associate a Federsolidarietà Emilia-Romagna, emerge dai lavori in assemblea, nel 2021 sono 26.917 (+1,7% sull’anno precedente): i lavoratori non soci sono il 45%, contro il 55% dei soci. I contratti a tempo indeterminato pesano il 74%, quelli a tempo determinato il 19% e i parasubordinati il 2%. In prevalenza, le donne comunitarie (59%) rappresentano la fetta più consistente nell’occupazione del sistema.

L’inserimento lavorativo nelle coop sociali tutte comprese (normodotati e persone svantaggiate) registra 10.979 persone nel 2021, contro le 7.974 del 2018. Gli amministratori presidenti uomini sono 284 e le donne 162, mentre gli amministratori under 40 risultano 352, al 57% donne. In tutto questo, evidenzia Buzzi proprio su un’emergenza attuale anche per le coop sociali, quella ucraina: “L’arrivo dei profughi ucraini è stato un flusso molto importante, che questa regione è riuscita ad assorbire senza scossoni e, anzi, con un buon livello di integrazione, grazie al lavoro delle cooperative sociali e dei loro soci, che nel territorio accompagnano queste famiglie accolte verso un’integrazione vera con le comunità locali. Più in generale- puntualizza il neo presidente regionale- dobbiamo dare il nostro contributo alla crescita culturale, economica e ambientale delle nostre comunità, come i cooperatori sociali sanno bene”.

Da parte sua, riepiloga il predecessore Dal Pozzo in base all’esperienza recente in questo ambito: “L’accoglienza dei profughi per molte delle nostre coop è una esperienza pluridecennale. Operiamo da tempo con i Comuni e con le Prefetture, ed è chiaro che il problema dei costi è fondamentale e dipende dall’impegno che si mette in campo, nel caso si tratti di mera assistenza oppure nel caso di accoglienza a tutto tondo. Servono certamente anche i denari, oltre alla solidarietà, perché i bambini ucraini accolti vanno a scuola- puntualizza Dal Pozzo- e devono imparare a vivere in Italia. Tutto funziona se enti pubblici, cooperazione sociale e cittadini sono uniti nell’accogliere. E questo non vale solo per i profughi in fuga dall’Ucraina, come dimostra il lavoro che abbiamo in questi anni per chi arrivava dall’Afghanistan o in generale dal sud del mondo”.

Dal Pozzo completa sui rincari energetici, l’altra sfida di oggi: “La Regione bisogna che ci dia una mano, ma anche a lei serve una mano dal livello nazionale. Il problema- insiste il presidente uscente- riguarda tutte le cooperative”, seppur in maniera appena più lieve rispetto a qualche mese fa, visti i provvedimenti attuati a livello nazionale.

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2022-05-12T17:16:26+02:00