Tutti i partiti ora vogliono riaprire, ma Draghi li mette in riga

mario draghi
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Il primo è stato Matteo Salvini, leader della Lega, che nello stesso giorno poteva assumere due posizioni contrapposte: quella di forza di Governo, l’altra di opposizione barricadera. Per molti una scelta obbligata, per differenziarsi dalle altre forze politiche marcando i temi (e gli elettori) cari al Carroccio. Ed eccolo a fare il giro delle proteste che ogni giorno infiammavano questa o quella città italiane con le categorie più colpite dalle misure anti-epidemia, il più delle volte costrette a chiudere per le diverse restrizioni. Una posizione, quella di Salvini, che dai e dai aveva costretto anche gli altri leader dei partiti a mostrarsi favorevoli a misure più aperturiste. Addirittura tutti davano per scontato che già dal prossimo lunedì si sarebbe cambiato registro con il “Signori, si apre e potete pure tornare a casa a mezzanotte”. Ma il premier Mario Draghi oggi ha dato lo stop: tutte le questioni relative a riaperture e restrizioni “saranno all’esame della cabina di regia convocata lunedì a Palazzo Chigi”, ha detto nell’intervento svolto nel pomeriggio alla Camera dei deputati. Con buona pace dei partiti frettolosi perché, ha sottolineato Draghi, “dobbiamo stare attenti a bilanciare le esigenze dell’economia con quelle della salute“. E i dati sull’andamento dell’epidemia, pur registrando da giorni una discesa, non sono tali da brindare. E Salvini oggi è rimasto in silenzio, parteciperà solo alla manifestazione organizzata a Roma dalla comunità ebraica per solidarietà con Israele.

Per quanto riguarda il confronto politico, oggi il nuovo leader del M5S, Giuseppe Conte, ha reso noto che il programma di rilancio del Movimento è pronto e sarà reso pubblico a fine maggio. Per quanto riguarda le vicende giudiziarie con la piattaforma di Casaleggio che finora hanno bloccato la procedura per ufficializzare la nomina di Conte, a breve la situazione si dovrebbe sbloccare anche se per Conte ci sarà un altro problema da risolvere. Infatti a breve si dovrebbe procedere al voto e gli iscritti saranno chiamati a nominare quei 5 esponenti della ‘supersegreteria’ a suo tempo indicata per governare il Movimento. Il problema è che Conte non è iscritto al M5S e quindi sarà fuori. Bisognerà poi trovare la strada per arrivare alla nomina ufficiale di nuovo Capo politico e per questo i tempi si allungheranno.

Tiene banco sempre la polemica tra Pd e M5S nata sul mancato raggiungimento dell’accordo per candidati comuni alle prossime elezioni amministrative. Dopo lo schiaffo a Roma, con Nicola Zingaretti costretto al ritiro a favore di Roberto Gualtieri, oggi la sindaca uscente di Torino, la ‘grillina’ Chiara Appendino, ha escluso che al ballottaggio il M5S possa appoggiare il candidato del Pd. Le ha fatto eco Ettore Rosato, uno dei big di Italia Viva di Matteo Renzi, proprio su Gualtieri: “Scommettiamo che a Roma non andrà al ballottaggio?”. Parenti serpenti altro che alleati. Al momento rimane solo Napoli, dove fino all’ultimo si lavorerà per trovare una candidatura comune. In corsa c’è ancora Roberto Fico, presidente della Camera e tra i massimi dirigenti del M5S. In molti lo danno già ritirato ma lui, al contrario, ci sta ancora pensando perché Napoli è nel suo cuore. Resta in stand by la soluzione numero 2, ovvero l’ex ministro Gaetano Manfredi che, a quanto si è appreso, parlando nelle ultime ore con alcuni interlocutori nazionali si è lamentato per questa lunga e snervante attesa.
Per quanto riguarda invece il centrodestra, continua la ricerca di candidati validi. Il povero Guido Bertolaso, “ormai Bertoliso” lo hanno soprannominato gli avversari, tirato in ballo ogni quarto d’ora per candidarlo a Roma, oggi è sbottato di nuovo: “Finito con Milano tornerò a fare il nonno” con l’invito a Salvini e Meloni a cercare qualcun altro.

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