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Gli “Indizi di Felicità” di Walter Veltroni: i colori della vita

di Massimo Giraldi, Sergio Perugini (*) Come definire la felicità? Quali volti, quali sembianze ha la felicità in un mondo sempre più
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di Massimo Giraldi, Sergio Perugini (*)

Come definire la felicità? Quali volti, quali sembianze ha la felicità in un mondo sempre più raccontato per le sue fratture o per le sue degenerazioni? È questo che ci si chiede guardando “Indizi di felicità”, il nuovo documentario di Walter Veltroni, politico di lungo corso, scrittore e intellettuale, esperto di cinema e da diversi anni passato dietro alla macchina da presa. Il film è prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti – c’è lui dietro al successo del “Commissario Montalbano”, “Braccialetti Rossi” o il nuovo “Maltese” – e da Sky Cinema, con un’uscita evento nelle sale italiane dal 22 al 24 maggio con Nexo Digital.

“Indizi di felicità” è stato proiettato mercoledì 10 maggio in Filmoteca Vaticana, a Palazzo San Carlo nella Santa Sede, alla presenza di mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione. Un evento cui hanno preso parte, tra gli altri, la presidente Rai Monica Maggiori, l’editorialista Eugenio Scalfari e la regista Liliana Cavani, oltre ai produttori Degli Esposti e Andrea Scrosati, Executive Vice President Programming Sky Italia.

Il racconto di vite ordinarie, tra gioie e dolori

Può sembrare ambizioso il titolo scelto, “Indizi di felicità”, correndo il rischio di voler semplificare un sentimento così sfaccettato e complesso, difficile da cogliere o meglio da spiegare. Un rischio, ancora, di scivolare in una garbata esposizione buonista oppure, peggio, in una narrazione mielosa. Il film riesce a tenersi lontano da questi inciampi, ponendosi come un racconto nella forma del documentario di esistenze ordinarie, “di gente comune che richiama l’Italia operosa”, come ha ricordato lo stesso Veltroni. Vite ordinarie che diventano però straordinarie per il modo in cui si mettono in gioco con la vita.
Il film si apre con una carrellata di immagini del nostro tempo recente, dall’attacco alle Torri Gemelle nel 2001, passando per gli attenti di Madrid e Parigi, gli infiniti, tragici sbarchi della speranza sulle nostre coste sino alle macerie di Amatrice. Al termine di questa introduzione, il film prende poi corpo;

è lì che si gioca il cuore dell’opera.

Dopo un lungo lavoro di selezione delle storie da raccontare – inizialmente, ha rivelato Veltroni, erano circa 300 -, assistiamo a 25 ritratti, tutti volti che animano il nostro territorio, storie complesse, segnate il più delle volte da difficoltà e dolori profondi.

Non è però una carrellata di “macerie dell’animo”, bensì è un inno alla vita, a guardare all’orizzonte con rinnovata fiducia.

Tra le storie, c’è quella di una signora anziana che ricorda con emozione il primo abbraccio con il padre, salvatosi alla ferocia della guerra; di una sopravvissuta all’attentato delle Torri Gemelle. Ancora, c’è chi ha affrontato a viso aperto la malattia, senza arretrare di un passo; un giovane trentenne appassionato di calcio che ha scoperto Gesù e ha fatto la scelta di entrare in seminario; oppure chi si è visto togliere la casa di una vita. Tutti piccoli grandi eroi del quotidiano, feriti e lacerati, ma non vinti, non schiacciati dal male. Emozionante, durissima e dolcissima, è poi la testimonianza di Sami Modiano, sopravvissuto al lager di Birkenau-Auschwitz.

(Foto: Brunella Iorio)

Un film che viaggia in sintonia con il messaggio di papa Francesco

“Indizi di felicità” di Walter Veltroni esce con un tempismo perfetto per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, ben cogliendo il senso delle parole di papa Francesco. Il richiamo agli operatori della comunicazione e alla comunità nel guardare alla realtà con uno sguardo sempre di possibilità. “Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo, è infatti questo il titolo del messaggio di Papa Francesco – ha ricordato mons. Dario E. Viganò alla presentazione in Filmoteca – “ovvero saper raccontare le vicende dell’uomo, fino alle pieghe più tragiche e sofferte, senza però dimenticare di tracciare un cammino di risalita, di ricondurci alla speranza. E il film di Veltroni va proprio in questa direzione. Storie di vita vera, segnate dalla perdita o dal dolore, ma comunque dense anche di fiducia, del desiderio di (ri)giocarsi con la vita”.

(Foto: Brunella Iorio)

Lo sguardo indagatore di Veltroni sulla gente

Del film “Indizi di felicità” va sottolineata una cura formale pregevole, dal montaggio fluido alla bellissima fotografia di Davide Manca, oppure le musiche di Danilo Rea (c’è anche una canzone di Samuel, “La luna piena”). Convincono inoltre la scrittura di Veltroni nonché la sua regia, che funziona bene soprattutto nella dinamica dell’incontro, della messa in scena delle storie di vita.

Tutto è raccontato con empatia, ma mantenendo una certa misura.

Vero è che in alcuni casi la potenza delle emozioni sembra sfuggire di mano; il regista però è attento a rimanere dentro una soglia del rispetto per le vite degli intervistati, regalando anche condivisione e prossimità.

(*) Commissione nazionale valutazione film Cei

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