Risolto caso pass per bambino con leucemia, l’Ausl si scusa: “Medico ha sbagliato”

La mamma era pronta a scrivere al sindaco Merola per segnalare questo meccanismo burocratico "assurdo"
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BOLOGNA – “C’è stato un errore da parte nostra, ho già chiesto scusa alla mamma e risolveremo la cosa a stretto giro, tra oggi e domani. Il medico che ha visitato il bambino in ospedale ha sbagliato, avrebbe dovuto dare l’ok anche per il pass disabili senza dire loro di effettuare un’altra visita”. Andrea Minarini, responsabile della Medicina legale dell’Ausl di Bologna, fa mea culpa sul caso della famiglia incappata in un ‘gap’ burocratico per ottenere il pass auto per il bambino affetto da leucemia mieloide e ricoverato in ospedale da due mesi. La mamma del piccolo era pronta a scrivere una lettera al sindaco Virginio Merola per chiedergli di trovare una soluzione ad una procedura “assurda” che prevede la presenza fisica del bambino ad una seconda visita, da effettuare davanti a un medico della Medicina legale, dopo quella già effettuata in ospedale per il riconoscimento dell’invalidità prevista dalla legge 104. Il Comune, appreso il caso, si è attivato e contattato l’Ausl per segnalare la cosa e arrivare a una soluzione. “Il medico avrebbe dovuto farglielo lì, direttamente, durante la visita domiciliare effettuata in ospedale”, dice Minarini alla ‘Dire’. Invece, ha raccontato la mamma, non solo ha detto loro dovevano prenotare una successiva visita al Cup, ma ha anche sminuito la necessità del pass dal momento che il bambino in quel momento era ricoverato. “Quel medico ha dato una risposta inappropriata e me ne dispiaccio. Doveva mandare avanti la pratica del pass in modo che alla famiglia il pass arrivasse a casa, come gli è arrivato il documento dell’Inps che attesta l’invalidità. Chiederò spiegazioni al professionista e soprattutto tornerò a ribadire a tutti i medici legali che in queste situazioni tutti gli accertamenti devono essere fatti in sede di visita domiciliare”, dice ancora Minarini.

La situazione dei bambini ricoverati o malati di gravi patologie, spiega ancora il medico responsabile della Medicina legale, non è in qualche modo ‘prevista’ o regolamentata da una prassi specifica. Si tratta di una questione di buonsenso. “Il protocollo ha le sue eccezioni e le valutazioni le deve fare il singolo professionista. Voglio dire, che un bambino nella fase di leucemia acuta non possa andare a fare una visita in un poliambulatorio mi sembra una cosa ovvia. E’ una questione di buonsenso e un medico deve saperlo”. In ogni caso, sottolinea Minarini, “ridarò indicazioni a tutti i medici legali di procedere a fare tutti gli accertamenti per i pass durante la visita domiciliare e di valutare le situazioni delicate, avendo cura di usare criteri di particolare attenzione alle problematiche di questo tipo. In questo caso è evidente che c’è stato un gap, un errore da parte nostra”, conclude. Prima di parlare con la ‘Dire’ Minarini ha parlato a lungo con la mamma, promettendole una soluzione della vicenda in tempi brevi. “Sono contenta che la cosa si risolva ma non mi sono certo attivata per avere un canale preferenziale, volevo segnalare un ostacolo”, chiarisce la mamma ringraziando l’Ausl per l’interessamento. “La cosa importante è che tutti i professionisti, ma anche gli assistenti sociali che affiancano le famiglie in ospedale, sappiano che in questi casi devono muoversi così, affinchè non ricapiti di nuovo“, chiude la mamma. L’associazione Ageop, che da trent’anni a Bologna assiste le famiglie e i bambini malati di tumore, di fronte al caso di questo pasticcio burocratico non si era meravigliata, spiegando che purtroppo questi problemi sono capitati spesso. “L’Ageop non me lo ha mai segnalato, altrimenti avremmo provveduto- dice Minarini- se vogliono venire a parlare con me per fare due chiacchiere sarò felice di ascoltarli”.

di Marcella Piretti, giornalista professionista

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