Fiom-Cgil: “Licenziamenti? A Bologna la reazione sarebbe forte”

Michele Bulgarelli segretario nazionale cgil
"Se qualcuno pensa di fare il furbo, non fa una bella fine", è il messaggio del numero uno della Fiom agli imprenditori
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BOLOGNA – Il premier Mario Draghi ha confermato che il blocco dei licenziamenti finirà a giugno, ma la Fiom-Cgil non registra ‘segnali’ che possano far pensare a smottamento nelle aziende metalmeccaniche di Bologna. “Anche perché le imprese sanno che se qualcuno pensa di partire con i licenziamenti, la reazione sarà forte“, avverte il segretario Michele Bulgarelli a margine della presentazione dai dati sull’applicazione delle misure di sicurezza anti-Covid in fabbrica. “Non ho segnali che lo si voglia fare, se escludiamo le crisi consolidate che stiamo seguendo. Le imprese lo sanno cosa succede il giorno dopo”, ribadisce il sindacalista. Del resto, fa notare, l’utilizzo della “cassa Covid ha permesso alle imprese di ricaricare gli ammortizzatori ordinari”. Insomma, i margini per affrontare eventuali momenti di difficoltà ci sono.

“Se qualcuno pensa di fare il furbo, non fa una bella fine”, è il messaggio del numero uno della Fiom agli imprenditori. Peraltro, “le aziende che si sono avvalse della liquidità d’urgenza, hanno aderito a impegno a gestire in accordo queste situazioni. Un ulteriore elemento di tutela per i lavoratori”, ricorda. Il discorso cambia se si esce dal recinto delle aziende metalmeccaniche. “Siamo preoccupati per quello che può succedere nel settore del turismo, della ristorazione e dei servizi alla persona“, ammette Giacomo Stagni della segreteria della Cgil. “Ci sono aziende che esistono perché c’è la cassa Covid. Ci sono settori che non hanno più ammortizzatori sociali disponibili”, evidenzia. “Prima dello sblocco dei licenziamenti, serve la riforma degli ammortizzatori che tuteli i settori scoperti. Qui ci sono aziende che non riprenderanno e bisogna agire preventivamente per evitare la crisi sociale: dobbiamo costruire strumenti a livello locale per la formazione e la riqualificazione”, è il monito di Stagni, che tra i comparti manifatturiere da mettere sotto la lente cita l’abbigliamento e la moda, colpito dalla crisi dei consumi.

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