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Dalla bassa bolognese al Polo Sud, Crevalcore celebra il suo pioniere

Sabato saranno 30 anni dalla sua missione in Antartide. "Imprese così oggi impossibili", dice Mario Zucchelli
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ROMA – Mario Zucchelli è stato un pioniere. Partito da Crevalcore, nella bassa bolognese, ha aperto la strada alla scienza italiana in Antartide. A partire dal 1987 ha guidato il programma nazionale di ricerche e diretto 15 missioni al Polo Sud. La stazione scientifica italiana sul mare di Ross, operativa dal 1986, oggi porta il suo nome perché è stato anche grazie a Zucchelli, scomparso nel 2003, se la base antartica italiana, iniziata come un semplice accampamento, si è sviluppata negli anni. Oggi è un presidio scientifico nevralgico, soprattutto da quando il mare di Ross è stato dichiarato riserva marina. La base Zucchelli sorge vicino a un importante ghiacciaio dell’Antartide, a un vulcano e a due colonie di pinguini. Si svolgono attività di geologia, biologia marina e astrofisica. Zucchelli fu anche un precursore degli studi del clima attraverso la perforazione e il carotaggio dei ghiacci. Ed è sempre grazie alla determinazione dello scienziato bolognese se, in quegli anni, l’Italia si dotò di una nave oceanografica, l’Italica, utilizzata per 20 anni e oggi smantellata. E dire che Zucchelli nasceva come ingegnere nucleare: per anni è stato direttore al centro Enea del Brasimone. Sotto la sua guida, lo ricordano i suoi collaboratori, il centro si ingrandì portando sviluppo anche nei Comuni della zona. Proprio dal Brasimone, Zucchelli fu chiamato a metà degli anni ’80, dopo il referendum italiano che mise fine al nucleare in Italia e che aveva messo in crisi il centro Enea, per guidare il programma scientifico al Polo Sud.

30 anni della prima spedizione guidata da Zucchelli in Antartide

Nel 2017 è caduto il 30esimo anniversario della prima spedizione guidata da Zucchelli in Antartide e il Comune di Crevalcore ha deciso di rendere omaggio al suo illustre scienziato, con una serie di incontri nelle scuole. Le celebrazioni per Zucchelli a Crevalcore si chiuderanno sabato prossimo, 14 aprile, con un convegno all’auditorium Primo Maggio, che ripercorrerà la sua storia e il suo impegno scientifico. Allestita anche una mostra sull’Antartide, dal 14 al 28 aprile. “Rifare oggi un’impresa del genere, partendo da zero come allora, sarebbe quasi impossibile- sottolinea con amarezza il figlio di Zucchelli, Andrea, docente dell’Alma Mater di Bologna- perché sono state diluite le competenze, mancano le capacità professionali e la volontà politica di investire”.
L’evento è stato presentato in Città metropolitana a Bologna dall’assessore alla Cultura di Crevalcore, Mariarosa Nannetti. “Una figura come quella di Zucchelli non poteva non essere raccontata”, afferma. Per l’occasione è stato stampato anche un numero monografico dedicato allo scienziato. “Ho conosciuto Mario al Brasimone, non so quanti chilometri abbiamo fatto insieme- lo ricorda Nino Cucinotta, ex vicedirettore dell’unità Antartide dell’Enea- lavorava 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Non si fermava mai. La sintesi del suo pensiero era: lavorare molto e con entusiasmo; raggiugere gli obiettivi con determinazione; provare soddisfazione per le cose fatte. Così facendo ha creato una comunità che non lo ha dimenticato”. Commosso il ricordo del figlio Andrea, tra i sacrifici fatti in famiglia all’epoca (“Mio padre era a casa 60 giorni all’anno”) e l’orgoglio per chi è stato Zucchelli. “La figura di mio padre può dare tanto alle scuole- spiega- le sue caratteristiche erano l’onestà, l’entusiasmo, la determinazione e l’umanità. Aveva un carattere molto forte, a volte spigoloso, ma sempre con intelligenza. Si mise al servizio di un progetto e fece emergere le competenze di un Paese spesso denigrato”.

 

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