Il clan lo minaccia. E lui si rivolge alla cosca rivale

mafia
Gli estorsori si rivolsero al clan Sarcone, ma la vittime fece lo stesso, chiedendo aiuto e protezione ad un esponente della famiglia Farao Marincola
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MODENA – La vicenda della tentata estorsione da parte di un coppia incensurata di Modena nei confronti di un debitore, emersa nell’ambito della nuova operazione di oggi “Perseverance” contro la ‘ndrangheta emiliana, ha preso delle pieghe inaspettate. Emerge dalle 350 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del Gip Alberto Ziroldi di Bologna, in cui si legge che se gli estorsori (soprannominati rispettivamente “il gigante” il marito e “la bambina” la moglie) si rivolsero ai clan (tramite Salvatore Muto classe 1985) per recuperare la somma di 2,7 milioni ritenuta da loro dovuta ma per gli inquirenti provento di attività illecite, altrettanto fece la vittima dell’estorsione.

I fatti risalgono al 2020 e, dopo la visita di due gregari che lo raggiunsero in Toscana per intimargli di pagare mostrandogli le foto dei figli come avvertimento, l’uomo chiese aiuto e protezione ad un esponente di una cosca rivalequella dei Farao Marincola– considerata negli stessi ambienti criminali “la famiglia più pesante che c’è in tutta la Calabria”. Ecco perché nella questione fu alla fine coinvolto anche Giuseppe Grande Sarcone, ultimo componente rimasto libero e reggente della famiglia fedelissima al boss Nicolino Grande Aracri di Cutro, che è stato arrestato oggi seguendo la sorte dei suoi tre fratelli. Come è finita l’estorsione? “Solo la inevitabile diradazione dei contatti imposta dalla legislazione emergenziale ha potuto interrompere la complessa azione estorsiva che tuttavia- scrive il giudice- al momento, è ben lungi dall’essere abbandonata”.

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