“Ci dipingono come eroi, ma lavoriamo con la paura”. Parla un infermiere a Bologna

Parla un infermiere del Pronto soccorso dell'ospedale Maggiore di Bologna, in prima linea come tanti in queste settimane di emergenza da coronavirus
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BOLOGNA – “Ci dipingono come eroi. Ma siamo obbligati a farlo. E lavoriamo con la paura”. La voce al telefono è quella un infermiere del Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna, in prima linea come tanti in queste settimane di emergenza da coronavirus.

Ogni giorno, racconta alla ‘Dire’, il turno di lavoro è scandito da mascherine (la stessa per tutto il turno, perchè sono contingentate), cambi continui di grembiuli e guanti. E dal timore di essere contagiati, soprattutto se a casa ci sono persone a rischio nel caso contraggano il covid-19.

“Ho anche pensato di mettermi in ferie- confessa l’operatore sanitario- me se anche rientro tra 10 giorni, sono comunque dentro il picco previsto per fine marzo”.

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Rispetto a un mese e mezzo fa, è cambiato il mondo. Anche dentro al Pronto soccorso del Maggiore. “Abbiamo il 50-60% di persone in meno che accedono- sottolinea l’infermiere bolognese- la paura tiene in casa la gente e anche le restrizioni del Governo fanno la loro parte. Abbiamo molti meno casi ‘normali’, ormai tutto è incentrato sul covid. L’80% delle persone che riceviamo in Pronto soccorso sono casi sospetti da coronavirus. Altre malattie o incidenti non ce ne sono più tanti, non abbiamo un sovraccarico di lavoro”, al punto che “le ferie programmate sono state tutte confermate- spiega- non facciamo doppi turni e non c’è stata una stretta sui permessi. Non c’è una mole di lavoro esagerata in Pronto soccorso, a vederlo adesso qualche volta sembra il Maggiore di 40 anni fa. E’ la concentrazione sul problema del covid che ti manda nel pallone”. Perchè la tensione è comunque sempre alta tra gli operatori sanitari. 

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All’inizio di ogni turno, infermieri e oss del Pronto soccorso firmano un modulo per prendere la loro mascherina. Una sola, per tutto il turno, perchè probabilmente nei giorni scorsi “qualcuno ha fatto il furbo”. Poi ricevono le consegne del giorno e ognuno va alla sua postazione. Per ogni servizio si indossano anche guanti e grembiuli, ad esempio per portare i pazienti in reparto. Protezioni che poi vengono buttate in bidoni appositi non appena terminato il compito.

E’ sempre un vestirsi e svestirsi più volte– spiega l’infermiere del Maggiore- ti cambi ripetutamente in base a quello che devi fare, per non rischiare di trasferire il virus”. Anche le divise vengono lavate ogni giorno. Gli spogliatoi però sono nel sotterraneo, lontani dal reparto e dalle possibilità di contaminazione. Quindi, almeno sui vestiti, “siamo tranquilli”. Gli operatori sanitari sono consapevoli della situazione e dello sforzo richiesto (“Ci facciamo il mazzo ogni giorno”). E la preoccupazione non manca.

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Al Pronto soccorso del Maggiore “i problemi sono tanti- riferisce l’infermiere- ma in periodi normali si tira avanti. In questa situazione invece ti aspetteresti un impegno più serio”. Finora le persone in Pronto soccorso “erano tutte insieme- sottolinea- in settori separati solo da una tendina”. In questi giorni invece si stanno attrezzando “due ambulatori vicino all’uscita, presi dal Pronto soccorso ortopedico, che di solito non vengono usati, per spostare i codici verdi”.

In questo modo si dovrebbe liberare un’area da riservare ai pazienti covid. Da un paio di giorni inoltre “c’è un operatore sanitario ad ogni entrata che fa da filtro, per indirizzare le persone ed evitare il via vai. E’ una decisione giusta- commenta l’operatore del Maggiore- ma forse è stata presa un po’ tardi”.

L’impressione che serpeggia tra i lavoratori del Pronto soccorso, infatti, è che “finora il problema sia stato sottovalutato e che oggi si corra ai ripari. Noi siamo quelli che devono tutelare le persone, ma siamo anche quelli più esposti al rischio. E ti rimane il dubbio che fino ad oggi non siamo stati tutelati a dovere“. Ad esempio, rimarca l’infermiere bolognese, “siamo l’unico grande ospedale che all’esterno non ha un modulo per il triage. E non ne capiamo il motivo”. In Pronto soccorso, aggiunge, “usiamo mascherine chirurgiche, che però non garantiscono la sicurezza al 100%. E stanno finendo anche quelle”. In poche parole, sospira l’infermiere, “ci dipingono come eroi ma lavoriamo con la paura”.

E aggiunge: “Se poi davvero spostano tutti i casi di covid al Bellaria (che dovrebbe diventare un ospedale dedicato nei piani della Regione, ndr) allora potremo tornare a essere sotto pressione come prima, in tempi normali, coi nostri vecchi pazienti”. Che in questo quadro di emergenza, a quanto pare, sarebbe già una consolazione.

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12 Marzo 2020
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