Negli Stati Uniti cresce la rete delle ‘case santuario’ per aiutare gli stranieri

Offrire ospitalità a un immigrato irregolare, o aiutarlo in altro modo a sfuggire alle autorità, costituisce un crimine federale, con conseguenze serie
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ROMA – Un uomo sposta un paravento, e nel muro appare un’apertura di appena un metro. Dall’altra parte un operaio sta eseguendo dei lavori di ristrutturazione in quello che sembra un sottotetto buio e vuoto, per renderlo forse più vivibile ai futuri inquilini. Ci troviamo in una ‘casa santuario’: dopo città e chiese, anche tante abitazioni private negli Stati Uniti si stanno trasformando in rifugi per stranieri che non hanno i regolari documenti, e che quindi rischiano la deportazione da parte degli agenti del Servizio Immigrazione. La rete di questi nascondigli, e dei loro responsabili, sta aumentando rapidamente, dopo la stretta di Trump agli immigrati irregolari. A rivelarlo a un’emittente latinoamericana è Ronald Gochez, professore di storia e attivista per i diritti umani di Los Angeles.

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Gochez dichiara di essere a conoscenza di almeno 50 rifugi – ricavati nelle cantine, in stanze segrete o nei sottotetti delle abitazioni – ma ammette che il numero potrebbe essere ancora più alto. “La storia- prosegue- ci dice che abbiamo una responsabilità verso queste persone. I libri ci insegnano che anche gli ebrei utilizzarono rifugi come questi per nascondersi ai nazisti, oppure gli africani ai tempi della schiavitù in America”. Tuttavia, l’avvocato Alex Galvez ha ricordato che offrire ospitalità a un immigrato irregolare, o aiutarlo in altro modo a sfuggire alle autorità, negli Stati Uniti costituisce un crimine federale, con conseguenze penali serie.

di Alessandra Fabbretti

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