sabato 14 Marzo 2026

Quanti lupi ci sono in Italia? Non si sa, unico dato quello delle Alpi: 1.124

Ora che la specie non è più "rigorosamente protetta" si possono definire quanti esemplari eliminare, ma prima servono un decreto e un numero della popolazione.

BOLOGNA – Con il lupo che passa da specie “rigorosamente protetta” a solo “protetta” ora le Regioni possono “gestire in maniera più flessibile gli esemplari maggiormente problematici“. Per definire annualmente, su base territoriale, il tasso massimo di prelievi compatibile con il mantenimento della specie “in uno stato di conservazione soddisfacente” serve però un decreto del ministro dell’Ambiente redatto assieme al ministro dell’Agricoltura previo parere della Conferenza Stato-Regioni. E il testo del decreto c’è: è arrivato alla Conferenza Stato-Regioni il 22 gennaio scorso, ma non è ancora stato ‘bollinato’ “perché le Regioni si sono riservate di formalizzare le loro osservazioni”. In particolare, più d’una ha “evidenziato la necessità di disporre di un Piano di gestione nazionale del lupo”. Che già ci sarebbe: il ministero dell’Ambiente “da anni” ha proposto una bozza di piano, “accogliendo numerosi aggiornamenti senza che le Regioni giungessero mai a sancire il necessario accordo”.

A spiegare tutto questo è stato, in commissione alla Camera, il sottosegretario Claudio Barbaro aggiungendo che sarebbe il caso di accelerare: “Sembra opportuno confermare l’emanazione del decreto così come sottoposto all’esame della Conferenza Stato-regioni, al fine di avviare le opportune iniziative per il contenimento del lupo. Resta ferma la disponibilità del ministero a rivedere il tasso massimo di prelievo del lupo una volta considerati i nuovi dati del monitoraggio Ispra”. Infatti, l’altro ‘problema’ è sapere quanti lupi ci sono in Italia; in base al numero, per effetto del declassamento, si può definire di quanto ridurli. Ma quanti sono? “Oggi non è disponibile una stima più recente riferita all’intero territorio nazionale“, ha detto Barbaro.

IL CENSIMENTO FATTO SULLE ALPI: DA UN MINIMO DI 980 A MASSIMO DI 1.316 LUPI

Un riferimento recente sulla presenza del lupo arriva dalle Alpi. Ma per il futuro è “necessario aggiornare i monitoraggi della consistenza del lupo e dei danni prodotti”: su questo “la competenza primaria è in capo alle Regioni”, ha ricordato Barbaro. Per ora fanno da riferimento i dati di un’indagine sulle Alpi fatta dall’Università di Torino con Ispra, Regioni e Province autonome dell’arco alpino, aree protette, Cufa, Istituzioni ed associazioni, nell’ambito di Life WolfAlps Eu. La stima aggiornata per il periodo 2023-2024 indica 1.124 esemplari, con un ‘intervallo di incertezza’ tra 980 e 1.316.

OGNI ANNO LA POPOLAZIONE DEI LUPI AUMENTA DEL 6%, DI MENO SU ALPI OCCIDENTALI

L’aumento stimato rispetto al 2020-2021 è di circa 202 lupi, cioè un tasso medio annuo di accrescimento del 6%. Lo studio evidenzia inoltre una marcata eterogeneità spaziale dei tassi di crescita: la porzione occidentale della popolazione alpina mostra un incremento più contenuto, quella orientale tassi più elevati, “coerenti con una fase di espansione ancora in atto”. Differenze interpretabili anche per via “delle diverse densità locali e dei possibili effetti di densità-dipendenza, che possono modulare i tassi di accrescimento nelle aree più prossime alla saturazione ecologica (porzione occidentale) rispetto a quelle in fase di colonizzazione (porzione orientale)”, ha specificato Barbaro. L’indagine ha anche stimato la popolazione per singola Regione e Provincia autonoma alpina.

QUANTI LUPI SI POSSONO ABBATTERE? UN 5% CAUTELATIVO

“Per quanto riguarda la popolazione alpina, sarebbe quindi possibile definire il numero massimo di lupi rimovibili dalla natura applicando il 5% cautelativo ai valori ottenuti con la recente indagine, tenendo quindi conto delle differenze di densità”, ha aggiunto il sottosegretario. Resta che un monitoraggio serve “proprio ai fini della valutazione dell’impatto del prelievo legale che il nuovo quadro normativo”. Il sottosegretario ha anche spiegato che “sulla base dell’esperienza e dei risultati della prima indagine è inoltre possibile valutare a priori lo sforzo necessario per ottenere un errore accettabile ai fini dell’obiettivo, così come introdurre un disegno e uno sforzo di campionamento che permettano anche una prima stima della percentuale di ibridazione a scala nazionale, che è uno dei fattori che più incidono sulla conservazione della specie”. Ridurre gli esemplari ibridi di lupo “può contribuire, insieme a politiche di contrasto al randagismo canino, a ridurre l’ibridazione tra il lupo e il cane domestico, che costituisce un fattore di rischio per la conservazione dell’integrità genetica di Canis lupus italicus”.

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GLI AIUTI AGLI ALLEVATORI PER DIFENDERSI DAGLI ATTACCHI DEI LUPI

Da ultimo, Barbaro ha ricordato che il Piano strategico della politica agricola comune (Pac) 2023-2027 contiene misure per la “gestione dei grandi carnivori nell’ambito dell’attività zootecniche, privilegiando misure di prevenzione e convivenza, in particolare nelle aree montane e interne”: sostiene gli allevatori che difendono i pascoli con recinzioni e cani, e finanzia progetti per “migliorare la coesistenza tra allevamenti e fauna selvatica (recinzioni permanenti per il ricovero notturno del bestiame, sistemi di dissuasione acustici e luminosi per allontanare lupi e altri predatori)”.

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