(Foto dal profilo X @maria_avdv)
CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) – L’atleta ucraino di skeleton Vladylsav Heraskevych è stato allontanato e non potrà partecipare ai Giochi di Milano Cortina 2026 dopo essersi rifiutato di aderire alle linee guida del Cio sulle modalità di espressione degli atleti. Heraskevych voleva gareggiare oggi indossando un casco in cui erano ritratti amici e colleghi deceduti durante l’occupazione russa in Ucraina. La decisione di revocargli l’accredito – spiega il Comitato Olimpico Internazionale – è stata presa con il supporto della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton (Ibsf) che ha ritenuto il casco non conforme al regolamento. Heraskevych ha annunciato che farà ricorso al Tas.
In via eccezionale – scrive poi in una nota il Cio – dopo il colloquio molto rispettoso con l’atleta, Coventry ha chiesto al Presidente della Commissione Disciplinare del CIO di riconsiderare la revoca dell’accreditamento per i Giochi di Milano-Cortina 2026. Il Presidente della DC ha accolto la richiesta, il che significa che Heraskevych può continuare a partecipare ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 pur non potendo competere.
Negli ultimi giorni si sono susseguiti numerosi contatti tra il Cio, la squadra ucraina e lo stesso Heraskevych, che stamattina ha avuto anche un ultimo colloquio con la presidente Kirsty Coventry, ma l’atleta “non ha preso in considerazione alcuna forma di compromesso”. Nonostante, viene ricordato, il Cio si fosse speso “per cercare il modo più rispettoso di rispondere al suo desiderio di ricordare i suoi colleghi atleti”. Ancora: “L’essenza di questo caso non sta nel messaggio, ma nel modo in cui voleva esprimerlo”. Il Cio ricorda che Heraskevych “ha potuto mostrare il suo casco durante tutte le prove e gli allenamenti” e gli è stata anche offerta “la possibilità di esporlo subito dopo la gara, durante il passaggio nella zona mista”.
Heraskevych deve lasciare il Villaggio olimpico. Ma a soli 90 minuti dalla prima manche ha postato su Instagram un messaggio: “Non ho mai voluto uno scandalo con il Cio e non l’ho creato io. L’ha creato il Cio con la sua interpretazione del regolamento, che molti considerano discriminatoria. Sebbene questo scandalo abbia reso possibile parlare a gran voce degli atleti ucraini uccisi, allo stesso tempo il fatto stesso dello scandalo distoglie enormemente l’attenzione dalle competizioni stesse e dagli atleti che vi partecipano.”
Ha poi esortato il Cio a revocare il divieto, a scusarsi per la pressione esercitata su di lui e, “come segno di solidarietà, a fornire generatori elettrici agli impianti sportivi ucraini che soffrono quotidianamente a causa dei bombardamenti”. Il Cio ha respinto la richiesta.
“Non tradirò questi atleti”, ha detto. “Questi atleti hanno sacrificato la loro vita, e grazie a questo sacrificio io posso essere qui, quindi non li tradirò. Una medaglia olimpica sarebbe un grande onore. Fin da bambino, è il mio grande sogno. Ma in questo momento, in tempo di guerra su vasta scala, alcune cose sono davvero più importanti delle medaglie. A questo punto, direi che una medaglia non vale nulla in confronto alla vita delle persone, e credo anche in confronto alla memoria di questi atleti”.
Kirsty Coventry si era recata personalmente a Cortina nel tentativo di trovare una soluzione: “Non avrei dovuto essere qui, ma ho pensato che fosse davvero importante venire qui e parlargli faccia a faccia”, ha detto, apparentemente trattenendo le lacrime. “Nessuno, soprattutto io, è in disaccordo con il messaggio, è un messaggio potente, è un messaggio di ricordo, di memoria. La sfida era trovare una soluzione per la gara. Purtroppo non siamo riusciti a trovarla. Volevo davvero vederlo gareggiare. È stata una mattinata emozionante”.
A caldo Heraskevych ha detto ai giornalisti a Cortina: “Sono stati uccisi, ma la loro voce è così forte che il CIO ha paura di loro. Ho detto a Coventry che questa decisione è in linea con la narrazione della Russia. Credo sinceramente che sia proprio grazie al loro sacrificio che queste Olimpiadi possono svolgersi oggi. Anche se il Cio vuole tradire la memoria di questi atleti, io non li tradirò”.
“Sento un vuoto. Ieri e prima di ieri mi stavo allenando bene. Potrei essere tra i medagliati di questa gara, ma improvvisamente, a causa di un’interpretazione del regolamento che non condivido, non posso gareggiare. Altri atleti nella mia stessa situazione hanno potuto gareggiare senza subire sanzioni. Molti altri qui in quest’arena hanno caschi con colori diversi e credo che anche questo sia un modo per esprimere la propria opinione. Altri avevano simboli nazionali, anche questo è un modo per esprimere la propria opinione. Per qualche motivo, i loro caschi non sono stati controllati e a loro è stato permesso di gareggiare, ma a me no”.
Il caso è dunque definitivamente scoppiato. E’ “un momento di vergogna”, ha affermato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. “Il Cio non ha squalificato l’atleta ucraino, ma la propria reputazione. Le generazioni future ricorderanno questo come un momento di vergogna”, ha scritto Sybiha su X. “Voleva semplicemente commemorare i suoi colleghi atleti caduti in guerra. Non c’è nulla di sbagliato in questo, secondo nessuna regola o etica”.
Il portavoce del Cio, Mark Adams, ha cercato di giustificarsi affermando che sarebbe “il caos” se permettessero messaggi sul campo di gara, dato il numero di guerre e conflitti in tutto il mondo. Sostiene inoltre che gli atleti potrebbero essere sottoposti a pressioni da parte dei governi affinché rilascino dichiarazioni con cui potrebbero non essere d’accordo.
ZELENSKY: Il CIO NON DOVREBBE FARE Il GIOCO DEGLI AGGRESSORI
“Lo sport non dovrebbe significare amnesia, e il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre, non a fare il gioco degli aggressori. Purtroppo, la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di squalificare lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych dice il contrario. Non si tratta certo dei principi dell’Olimpismo, fondati sull’equità e sul sostegno alla pace”. Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“Ringrazio il nostro atleta- aggiunge- per la sua chiara posizione. Il suo casco, con i ritratti degli atleti ucraini caduti, è un simbolo di onore e ricordo. È un promemoria per il mondo intero di cosa significhi l’aggressione russa e del costo della lotta per l’indipendenza. E in questo, nessuna regola è stata infranta. È la Russia a violare costantemente i principi olimpici, sfruttando il periodo dei Giochi Olimpici per scatenare una guerra. Nel 2008, la guerra contro la Georgia; nel 2014, l’occupazione della Crimea; nel 2022, l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. E ora, nel 2026, nonostante i ripetuti appelli al cessate il fuoco durante le Olimpiadi invernali, la Russia mostra totale disprezzo, intensificando gli attacchi missilistici e con droni contro le nostre infrastrutture energetiche e la nostra popolazione”.
“660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia dall’inizio dell’invasione su vasta scala- sottolinea-. Centinaia di nostri atleti non potranno mai più partecipare alle Olimpiadi o ad altre competizioni internazionali. Eppure, 13 russi sono attualmente in Italia a competere alle Olimpiadi.
Gareggiano sotto bandiere ‘neutrali’ ai Giochi, mentre nella vita reale sostengono pubblicamente l’aggressione russa contro l’Ucraina e l’occupazione dei nostri territori. E sono loro che meritano la squalifica. Siamo orgogliosi di Vladyslav e di ciò che ha fatto. Avere coraggio vale più di qualsiasi medaglia”.







