Draghi incontra i suoi ministri, poi salirà al Quirinale

mario draghi
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Il presidente incaricato, Mario Draghi, sta chiamando uno per volta i ministri scelti per formare il nuovo Governo. A quanto si è capito bisognerà aspettare ancora, c’è bisogno di altro tempo perché non tutte le caselle sono state messe al loro posto. E solo quando il quadro sarà completo Draghi salirà al Quirinale per sciogliere la riserva e informare il Capo dello Stato. È ancora possibile che ciò avvenga questa sera, altrimenti si slitterà a domani. E sempre domani, salvo imprevisti, oltre a conoscere i nomi dei nuovi ministri ci sarà anche il giuramento. Da quel momento il nuovo Presidente del Consiglio e il suo esecutivo saranno nella pienezza dei poteri.

Martedì il premier sarà al Senato per illustrare il programma di governo e chiedere il primo voto di fiducia. Il giorno dopo passaggio alla Camera dei Deputati per la seconda fiducia. In queste ore nelle forze politiche si rincorrono voci e domande: “Saputo qualcosa? Chi ha chiamato?” le più gettonate. Nessuno sa quale sarà la scelta finale e quasi tutti si aspettano sorprese che, per molti, non saranno affatto belle. Perché la grande coalizione che si è messa a tavola dovrà accontentarsi di pochi posti e, soprattutto, senza essere loro a decidere. Infatti, il premier incaricato sin da subito ha detto che sarà lui a scegliere e che con tutti ci si vedrà in Parlamento, quando saranno costretti a dirgli sì o no. C’è grande frustrazione, per questo la battaglia tra le forze politiche, fino ad oggi avversarie da domani alleate, in queste ore si gioca su quelle che diventeranno gioco forza il centro del sistema.

M5S e Pd sono in difficoltà. Ieri il Movimento si è spaccato a metà sul via libera al Governo Draghi: su 74mila votanti, 44mila hanno detto Sì e 30mila No. Oggi Alessandro Di Battista, da sempre contrario a Draghi e nuova compagnia, ha fatto sapere che uscirà dal Movimento. Che farà? Molti temono che si metta alla testa del 40% e con loro crei un nuovo movimento politico di duri e puri, trovando subito una sponda in Parlamento visto che si parla di una quindicina di deputati e una decina di senatori pronti a passare con lui all’opposizione. Non solo, a preoccupare i big del M5S sono anche i pochi, pochissimi posti a disposizione. Cosa difficile da digerire considerato che i ‘grillini’ in Parlamento sono la più grande forza politica contando su circa 300 parlamentari.

Anche nel Pd non si vivono momenti facili. Trovarsi fianco a fianco non solo con Berlusconi ma con Matteo Salvini, leader della Lega, il nemico “numero Uno” in tutti questi anni, in più di uno sta creando irritazioni cutanee. Per questo il segretario Nicola Zingaretti non perde occasione per sottolineare che la scelta dei ministri dipenderà in toto dal premier Draghi, che il suo partito non ha dato ‘rose’ di nomi. Ma una volta che l’esecutivo sarà in cammino bisognerà per forza trovare elementi di differenziazione, visto e considerato che tra pochi mesi arriveranno importanti elezioni amministrative dove torneranno a volare i coltelli e non le strette di mano tra colleghi ministri.

Anche nella Lega ci sono scosse: Matteo Salvini rilascia decine e decine di dichiarazioni per sottolineare l’importanza della presenza della Lega nel nuovo Governo. Ma fino all’ultimo ha spinto per un posto da ministro, però senza riuscirci. Dentro ci sarà il suo vice, Giancarlo Giorgetti, da sempre ‘filo Draghi’, e per Salvini sarà un problema dimostrare che di Lega ce n’è una, e non quella buona di Giorgetti e quella sua, giudicata una sorta di bad company. Ancora poche ore, e poi sapremo. Qualcuno sorriderà, altri piangeranno. E noi cittadini? Come diceva il nostro amico Stanislaw Jerzy Lec: “Non chiedere al buon Dio la via per il paradiso… Ti indicherà quella più difficile”

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