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Ecuador, Tapia (Conaie): “27 deputati nativi, stop estrattivismo”

La formazione dei nativi è ritenuta la sorpresa del primo turno delle elezioni di domenica
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Di Brando Ricci

ROMA – “Abbiamo annunciato il passaggio al secondo turno del movimento Pachakutik domenica scorsa ma stiamo assistendo a tentativi di manipolare il processo elettorale e alle pressioni della destra in questo senso, che stanno ottenendo dei risultati. Restiamo vigili”. A parlare con l’agenzia Dire è Andres Tapia, responsabile comunicazione della Confederacion de Nacionalidades Indigenas de la Amazonia Ecuatoriana (Confeniae), che rappresenta 1.550 comunità originarie apparenenti a 11 nazionalità native delle province amazzoniche dell’Ecuador. L’organizzazione è uno dei tre gruppi regionali della più amplia Confederacion de Nacionalidades Indigenas del Ecuador (Conaie), le cui istanze sono a livello politico sono portate avanti dal Movimiento de Unidad Plurinacional Pachakutik. 

La formazione è ritenuta la sorpresa del primo turno delle elezioni di domenica. Il candidato del partito alla presidenza della repubblica, Yaku Perez, ha ottenuto circa il 19,5 per cento dei voti, quasi il doppio di quelli previsti dalla maggioranza dei sondaggi, ed è ora protagonista di un testa a testa per il secondo turno con il rappresentante della maggiore formazione di centro-destra, Guillermo Lasso. Ad aspettarli ci sarà ad aprile Andres Arauz, candidato di centro-sinistra sostenuto dall’ex presidente Rafael Correa, che ha ottenuto il 32 per cento delle preferenze. 

I dati preliminari pubblicati domenica hanno dato Perez in vantaggio. Ieri, riferisce il quotidiano El Universo, Lasso avrebbe effettuato il sorpasso e i due sarebbero divisi da una manciata di voti. Perez ha chiesto il riconteggio dei voti in sei province. 

“Siamo la seconda forza politica del Paese- dice Tapia- e tutto il conteggio dei voti è ostaggio di irregolarità in quattro province della costa“. Secondo l’attivista, “l’organismo elettorale sta cedendo alle pressioni del centro-destra e ai suoi tentativi di manipolare la volontà popolare”. 

Nel Paese ieri si sono svolte manifestazioni in diverse città e alcune hanno visto anche la partecipazione della Conaie. Nei prossimi giorni il movimento ha annunciato possibili marce in direzione della capitale Quito e di Guayaquil, la città più popolosa del Paese. 

Quello che è certo, comunque, è che il risultato di Pachakutik segna una svolta. “Avremo 27 deputati, un numero mai visto”, commenta Tapia, secondo il quale, se è importante sottolineare che “le nostre istanze sono sempre state centrali nel dibattito pubblico e politico del Paese” è altrettanto vero che “finora sono state espresse solo a livello di mobilitazione sociale” e che adesso il movimento disporrà “di un potere decisionale molto più grande per dare forza” alle proprie rivendicazioni. 

Secondo Tapia, sono tante le ragioni di questo exploit, che ha visto Pachakutik arrivare a ottenere anche più del 40 per cento dei voti in alcune zone dell’Amazzonia e della cordigliera andina. Avrebbe pesato anche il malcontento nei confronti del governo del presidente uscente Lenin Moreno.

“Lo avevamo già visto con le grandi proteste del ‘paro nacional’ del 2019” dice l’attivista, in riferimento alla massiccia mobilitazione popolare che attraversò il Paese due anni fa. “La gestione della pandemia poi è stata disastrosa e ha portato a un rifiuto totale delle politiche di Lenin Moreno e di quelle di chi ha governato con lui”. 

Ora però questo malcontento potrebbe portare a uno scenario politico diverso, segnato in misura maggiore dalle storiche rivendicazioni del movimento nativo. “Le priorità saranno il rispetto dell’ambiente e dei diritti della popolazione” dice Tapia, che evidenzia un punto storicamente caro ai popoli originari, nelle regioni amazzoniche, segnate negli anni da numerosi episodi di inquinamento provocato dall’industria petrolifera ed estrattiva in genere. “Lavoreremo per portare avanti un modello di sviluppo libero dall’attività mineraria e dall’estrattivismo”.

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