Caso Gregoretti, 152 voti del Senato mandano Salvini al processo

Per negare il processo a Salvini sarebbero serviti almeno 160 voti a favore dell’ordine del giorno
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ROMA – Il voto finale del Senato sull’autorizzazione al processo di Matteo Salvini sul caso Gregoretti si e’ chiuso con 152 voti contrari all’ordine del giorno di Forza Italia che negava il processo, 76 favorevoli e nessun astenuto. La Lega non ha partecipato al voto, che era iniziato nel pomeriggio. E’ la conferma ufficiale che il leader della Lega andra’ a processo a Catania con l’accusa di sequestro di persona sul caso Gregoretti. Per negare il processo a Salvini sarebbero serviti almeno 160 voti a favore dell’ordine del giorno.

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LA VOTAZIONE

I voti favorevoli all’ordine del giorno di Forza Italia sono stati al momento dell’apertura della votazione 73, 6 in meno dei componenti dei gruppi di Fi e Fdi, un senatore si e’ astenuto. La Lega non ha partecipato al voto.

Senza i 60 voti del Carroccio, la maggioranza politica in aula e’ scesa a 130 voti. La Lega avrebbe avuto speranze di ribaltare il voto se la maggioranza di Pd, M5s e Leu si fosse espressa inizialmente sotto i 130 voti. Essendo stati 154 i voti contrari all’ordine del giorno di Fi, la Lega non avrebbe avuto piu’ speranze di recuperare.

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Di qui la decisione di non partecipare alla votazione, come chiesto del resto da Matteo Salvini. Le votazioni sono rimaste aperte fino alle 19, il voto dei senatori che si sono aggiunti è stato registrato dai segretari verbalizzanti. 

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STEFANI (LEGA): CONTE COINVOLTO, RESPONSABILITA’ COLLEGIALE DEL GOVERNO

I lavori si sono aperti con la relazione della senatrice leghista Erika Stefani, incaricata di riassumere ai senatori l’esito dei lavori della Giunta per le autorizzazioni e le immunità del Senato. Stefani nel rivolgersi all’aula legge la relazione del presidente della Giunta per le immunita’ Maurizio Gasparri (relazione bocciata il 20 gennaio scorso in Giunta) e ricorda tra le altre cose anche la memoria dell’ex ministro Salvini che chiama in causa le responsabilita’ collegiali del governo sulla politica migratoria, leggendo in aula dichiatazioni del presidente del consiglio Giuseppe Conte in relazione al Caso Diciotti e in Parlamento.

Stefani ricorda anche la mail del consigliere diplomatico Benassi al premier Conte in cui si faceva “riferimento espresso alla nave Gregoretti con la presenza di immigrati”.

La senatrice leghista dice: “Non si puo’ non rilevare la ferma contestualita’ di questa iniziativa della presidenza del consiglio all’inizio di questa vicenda. Successivamente alla presa in carico della vicenda la stessa presidenza prendeva nota della incertezza di alcuni stati membri che precludeva la possibilita’ di ricollocazione, comprovando” che era in corso questo tentativo.

Di conseguenza, aggiunge Stefani riassumendo la memoria del ministro Salvini e la relazione del presidente Gasparri alla Giunta per le immunita’, “appare evidente da un lato che il meccanismo di ricollocamento non era operativo alla data del 26 luglio e che l’immediatezza della presa in carico da parte della presidenza del consiglio rende del tutto inverosimile l’ipotesi di un’azione individuale da parte del ministro Salvini“.

D’altro canto: “Nessuna presa di posizione contraria e’ stata presa dal presidente del consiglio Conte. Ci fu una implicita e anche esplicita condivisione”. Stefani legge in tal senso “anche dichiarazioni del ministro Bonafede e una del vicepresidente Di Maio, registrate dalle agenzie”.

In sintesi: “E’ sicuramente configurabile un coinvolgimento politico governativo del presidente del consiglio“.

STEFANI (LEGA): GIUNTA ESAUTORATA, ORA SI DECIDA NEL PROCESSO

“L’alta funzione istituzionale assegnata alla giunta e’ stata quasi alterata” da ragioni politiche. “La Giunta non e’ chiamata a salvaguardare posizioni individuali, la valutazione prescinde dagli interessi individuali. La giunta e’ stata esautorata dalla funzione principale e piegata a una ragione diversa. A questo punto la sede necessaria per rinvenire la verita’ per portare sul piano istituzionale la questione risulta essere la sede processuale”, dice la senatrice leghista Erika Stefani, concludendo la relazione all’aula del Senato sul caso Gregoretti.

SANTANCHE’ (FDI): “VENDETTA POLITICA, SINISTRA VUOLE ESCLUDERE SALVINI”

“La cosa che ci dispiace di piu’ e’ che questo governo usa le istituzioni. Usa l’istituzione del Senato per vendette politiche. Le istituzioni sono una cosa seria e non si dovrebbero usare a fini politici per vendette e ripicche personali”, dice Daniela Santanche’ di Fdi, prendendo la parola in aula al Senato dopo la relazione di Erika Stefani.

Secondo Santanche’ “e’ il vecchio vizio della sinistra per cui e’ meglio portare gli avversari politici a processo e poi e’ meglio che siano condannati per essere tolti dalla competizione politica. Avviene cosi’ da venti anni”.

L’esponente di Fdi conclude: “Mi sarebbe piaciuto vedere oggi il presidente del consiglio e il ministro Di Maio. Ma sara’ molto interessante quando iniziera’ questo processo e tutti loro, a cominciare sicuramente da Conte e Di Maio, saranno citati come testimoni. Dovranno sfilare e allora mi piacera’ vedere cosa diranno sotto giuramento”.

MODENA (FI): “SAREBBE COME PER I MARO’…”

E’ un pericolosissimo precedente. Chiunque qui dentro puo’ trovarsi nella situazione in cui si e’ trovato Salvini. E’ come se qualcuno avesse chiamato l’allora ministro Maroni a rispondere dei respingimenti perche’ c’era una sentenza” in un’aula di Tribunale. Il campo di gioco individuato dal tribunale dei ministri “e’ un campo di gioco scorretto pericoloso e non accettabile“, dice la senatrice Fiammetta Modena a nome di Forza Italia nell’aula del Senato dopo la relatrice Erika Stefani.

Modena fa anche un paragone con la vicenda dei militari italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani. “E’ come se il tribunale dei ministri avesse chiamato D’Alema quando e’ stata bombardata la Serbia. E’ come se avessero chiamato il ministro Terzi quando hanno lasciato i maro’ in India“, dice, suscitando qualche perplessita’ nell’emiciclo.

BONINO (+EUROPA): “MARINAI E PROFUGHI USATI PER OBIETTIVO POLITICO”

Vogliamo davvero sostenere l’assurdo che la patria italiana correva il rischio di essere invasa da una nave della guardia costiera italiana? Siamo al di la’ di ogni raziocinio”, dice Emma Bonino, rivolgendosi all’aula del Senato sul caso Gregoretti.

“Vogliamo davvero sostenere che la sicurezza dello Stato era minacciata da una decina di marinai italiani e da un centinaio di naufraghi stranieri, di nessuno dei quali era stata accertata la pericolosita’? Marinai e profughi sono stati usati come leva di pressione per un obiettivo politico“, aggiunge.

DE FALCO A SALVINI: “RINUNCI ALL’ IMMUNITA'”

Non si puo’ continuare a parlare a vanvera, dobbiamo dire la verita’ a quest’aula e agli italiani. Non c’era alcun pericolo specifico immediato. E la conferma arriva dal ministero dell’Interno”, dice Gregorio De Falco, senatore del gruppo misto, gia’ ufficiale della Guardia Costiera, intervendo nell’aula del Senato sul caso Gregoretti.

De Falco aggiunge: “Ritengo importante richiamare il senatore Salvini a un atto di coerenza. Mi piacerebbe che rinunciasse all’immunita’. Sarebbe un bel gesto e io la esorto a farlo. Anche il suo popolo si aspetta che lei sia coerente coi proclami che sta facendo da due anni”.

ZAFFINI (FDI) A MAGGIORANZA: “NON FORZATE PAZIENZA ITALIANI”

Non scherziamo con altri corpi dello stato, che in passato hanno dimostrato tutta la loro forza e capacita’ di incidere sulla politica. Non scherziamo”, dice il senatore di Fratelli d’Italia Francesco Zaffini, nell’aula di Palazzo Madama.

“Non forzate l’autonomia e la pazienza degli italiani. Si sa dove si parte e non si sa dove si arriva. Il punto di approdo e’ ignoto: ve la sentite voi di condannare e processare il leader del primo partito del paese? Ve la sentite di stabilire questo precedente? Io vi sconsiglio di farlo”, dice il senatore.

ROMEO: “DI SICURO GRUPPO LEGA NON PARTECIPERA’ A VOTAZIONE”

“La tentazione di votare l’ordine del giorno di Forza Italia e’ molto forte. Ma per rispetto di quello che ci ha chiesto Matteo Salvini e per non opporci al processo, di sicuro il gruppo della Lega non partecipera’ alla votazione odierna“. Lo annuncia il capogruppo leghista Massimiliano Romeo nell’aula di Palazzo Madama, a proposito del voto finale sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini.

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12 Febbraio 2020
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