Villari lascia Forza Italia: è l’undicesimo cambio di casacca

Villari si è iscritto a Gal, Grandi Autonomie e libertà
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

VillariROMA – Riccardo Villari consuma lo strappo, nell’aria da settimane, con Forza Italia. Il senatore, che assieme al collega Bernabo’ Bocca aveva votato le riforme costituzionali del governo Renzi, contribuendo, con i verdiniani di Ala e i tosiani di Fare!, a far superare alla maggioranza la quota di 161 voti, ha lasciato il gruppo degli azzurri. Villari si è iscritto a Gal, Grandi Autonomie e libertà. Il gruppo guidato a Palazzo Madama da Paolo Romani continua quindi a perdere senatori, attestandosi ora a 40 componenti. Un segnale che Villari stava prendendo fortemente le distanze da Forza Italia si è avuto il 27 gennaio scorso quando, come anche Bernabo’ Bocca, il senatore non ha partecipato alle votazioni in aula sulla mozione di sfiducia al governo presentata da Fi in relazione al caso banche. Con quest’ultima ‘trasmigrazione’ Riccardo Villari segna quello che e’ con ogni probabilita’ un record per i politici in attivita’. Si tratta infatti dell’undicesima casacca che indossa il senatore napoletano, peraltro anche fondatore del Napoli Club Parlamento. Ecco tutti i partiti in cui Villari ha militato: Dc, Ppi, Cdu, Udeur, Margherita, Pd, Radicali italiani, Movimento per le autonomie in Campania, Coesione nazionale, Pdl-Fi e da ultimo Gal. Grandi autonomie e liberta’…

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»