ROMA – “Polizia e Carabinieri uniti nel dolore. Ecco come è iniziato il 2026, così come ormai si concludono gli ultimi anni, con gli ennesimi suicidi tra i nostri giovani uomini e donne in divisa, e con famiglie e amici che rimarranno senza risposte. Negli ultimi dieci anni, circa 450 uomini e donne delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, si legge su testate e siti che monitorano il fenomeno, in Italia hanno perso la vita per suicidio. Un dramma silenzioso, nei numeri sottostimato, che continua a ripetersi, segnando intere famiglie e lasciando dietro di sé un vuoto carico di dolore e interrogativi”.
Per questo l’associazione ‘Dietro le Divise’, ricordando le ultime tragedie del maresciallo dell’Arma di Matera e della commissaria di Polizia che si è tolta la vita a Bardonecchia, chiede “con urgenza l’istituzione di una commissione istituzionale che studi a 360 gradi il fenomeno, individui soluzioni concrete e investa in programmi strutturati di prevenzione, supporto psicologico e formazione”. L’associazione, nata a ottobre 2025 a Chieti, con questo comunicato stampa vuole non solo aiutare e stare vicino alle famiglie colpite da questo dramma, ma anche farsi promotrice di appelli e iniziative all’attenzione delle Istituzioni.
“Chi indossa una divisa, pur rappresentando un simbolo di forza e sicurezza, rimane un essere umano. Può attraversare momenti di fragilità personale o professionale- scrive l’associazione- ma spesso il peso del ruolo, del dovere e dell’immagine pubblica rischia di trasformare queste difficoltà in ostacoli insormontabili, portando all’isolamento. Mentre un cittadino comune sa a chi rivolgersi quando è in difficoltà, per un operatore in divisa, che vive un momento di grande difficoltà, chiedere aiuto può sembrare un segno di debolezza. È necessario spezzare questo stigma: parlare delle proprie difficoltà è il primo, grande atto di coraggio e di amore per se stessi. La politica e le istituzioni- questo l’appello- devono assumersi ora le proprie responsabilità e dare finalmente risposte ai tanti interrogativi che le famiglie si pongono e soprattutto devono iniziare a prendersi cura di chi veste la divisa qualunque essa sia e qualunque grado o ruolo si ha. Attraverso una rete di psicologi volontari l’associazione offre ascolto e sostegno. Come accaduto pochi giorni fa, un semplice contatto telefonico ha permesso di intervenire tempestivamente per un agente della Polizia Penitenziaria in provincia di Pescara, isolato e in profondo sconforto a causa di una separazione. La vicinanza e l’ascolto hanno fatto la differenza, riaccendendo una speranza.
L’appello finale è rivolto a tutti: alle famiglie, agli amici, ai colleghi. La vigilanza e la vicinanza affettiva sono fondamentali. Invitiamo chiunque, in divisa o no, a non sottovalutare i segnali di sofferenza e a contattarci senza esitazione, perché nessuno debba più sentirsi solo sotto il peso della propria uniforme: e-mail dietrolediviseaps@gmail.com; 351.5225273″, l’invito del presidente Fabio Erro.







