ROMA – Dopo 423 giorni di carcere in Venezuela, Alberto Trentini è finalmente libero. La scarcerazione è avvenuta nella notte e il cooperante italiano è già stato trasferito nell’ambasciata d’Italia a Caracas. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di condizioni di salute buone e di un rientro in Italia ormai imminente. Della vicenda si occupa in un servizio Info Cooperazione, un portale italiano specializzato. Che precisa come con Trentini è stato liberato anche un altro cittadino italiano detenuto nello stesso carcere, il torinese Mario Burlò. L’aereo che li riporterà a casa è già partito da Roma, come ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esprimendo soddisfazione per l’esito della vicenda, seguita direttamente fin dall’inizio. Secondo Info Cooperazione, la liberazione è il risultato di una complessa trattativa diplomatica, maturata in un contesto di forte tensione internazionale.
La decisione è stata presa dalla presidente venezuelana Delcy Rodriguez, grazie al lavoro congiunto della diplomazia e dell’intelligence italiane e alla mediazione degli Stati Uniti. I due italiani sono stati informati della scarcerazione nel primo pomeriggio, ora locale di Caracas, e trasferiti all’ambasciata senza le misure restrittive che avevano accompagnato ogni loro spostamento precedente dal carcere di El Rodeo I. Ad accoglierli è stato l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito, che ha predisposto per loro un alloggio temporaneo in attesa del volo di rientro. Secondo Info Cooperazione, “la svolta è arrivata dopo insistenti contatti telefonici del ministro Tajani con le autorità venezuelane, durante i quali l’Italia ha chiesto un segnale immediato e concreto con la liberazione dei propri connazionali”. La vicenda si inserisce in un quadro politico profondamente mutato. Dopo il sequestro di Nicolßs Maduro, gli Stati Uniti e diversi Paesi occidentali hanno chiesto al nuovo governo venezuelano la liberazione dei detenuti politici e degli stranieri come gesto di discontinuità e apertura. In cambio, è stato offerto un riconoscimento politico finora negato. Anche l’Italia si è mossa in questa direzione, con un messaggio pubblico della presidente Meloni a Rodríguez che ha di fatto riconosciuto il nuovo esecutivo come interlocutore istituzionale, una richiesta avanzata da Caracas sin dalle ore successive all’arresto di Trentini.
Trentini, cooperante dell’organizzazione Humanity & Inclusion, era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava tra Caracas e Guasdualito, nello Stato di Apure, una zona di confine particolarmente sensibile. Fermato durante un controllo stradale, era stato immediatamente bloccato dopo l’esibizione del passaporto italiano e trasferito nella capitale, dove è stato rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, noto per ospitare detenuti politici e cittadini stranieri utilizzati come leva diplomatica. Secondo Info Cooperazione, “durante la sua detenzione, Trentini non ha mai ricevuto un’accusa formale né è stato sottoposto a un procedimento giudiziario. Per mesi non ha potuto comunicare con la famiglia e la prima visita consolare è avvenuta solo dopo oltre duecento giorni”. Sulla situazione in Venezuela, a seguito dei bombardamenti e degli Stati Uniti nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, si sono espresse numerose organizzazioni e reti di organizzazioni della società civile italiana. Tutti i popoli hanno diritto di decidere in modo autonomo del proprio futuro; e non è poi l’uso della forza a legittimare le scelte: sono punti della riflessione sui fatti in Venezuela di Focsiv, la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana. La presidente, Ivana Borsotto, è tornata sui bombardamenti statunitensi e la vicenda di Maduro, ora incriminato a New York per “narco-terrorismo”. “L’operazione militare speciale degli Stati Uniti contro il Venezuela è la rappresentazione concreta del cambiamento di epoca di cui ci parlava papa Francesco”, ha sottolineato Borsotto. “Un’epoca in cui il multilateralismo sembra sciogliersi e noi sappiamo che l’impotenza del sistema multilaterale lascia il campo libero a una logica di blocchi e alla militarizzazione dei conflitti”.
Rodriguez, che a Caracas ha assunto le funzioni di presidente, ha invitato gli Stati Uniti a collaborare per un’agenda di pace, rispettando la sovranità del Venezuela. Un appello per la cooperazione internazionale rilanciato da Focsiv, che aveva ricordato il caso di Trentini, chiedendo la sua liberazione immediata. Tra le prime reti a esprimersi dopo i raid degli Stati Uniti c’è stata l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi). Il suo presidente, Giovanni Lattanzi, ha condanna l'”aggressione armata” contro il Venezuela. “Aoi non può che condannare l’aggressione armata a uno Stato membro delle Nazioni Unite”, si legge in un comunicato. “Facciamo appello al Governo italiano e alla Commissione europea perché attivino tutti gli strumenti diplomatici bilaterali e multilaterali, reagiscano a questa scelta e chiedano la convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu per affrontare questa grave violazione del diritto internazionale nelle sedi più appropriate”. Nella nota si aggiunge: “Aoi chiede alle rappresentanze parlamentari di farsi parte attiva in questi processi di risposta democratica”. E ancora: “Aoi è in contatto con le ong socie che operano nel Paese e nell’area per il sostegno umanitario ai civili colpiti e per ricevere e condividere, nelle prossime ore, più approfondite analisi e proposte rispetto a questa tragica escalation”.







