Caso Cuneo, l’avvocato: “Consulenti e magistrati amici dello zio dell’imputato”

La deputata del Gruppo Misto, Veronica Giannone, anche Segretaria della Commissione Infanzia e Adolescenza e in prima linea sul tema degli allontanamenti dei minori dai genitori e in particolare dalle madri accusate di alienazione parentale, intervenendo alla conferenza stampa sui fratellini di Cuneo, ha denunciato le mancate risposte del ministero di Giustizia alle sue interrogazioni sul caso
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 ROMA – “I miei figli non hanno fatto nulla, se non dire ciò che gli è stato insegnato: la verità. Accogliete il loro grido d’aiuto, li ascoltino persone senza pregiudizi“. È Alma, la mamma dei fratellini di Cuneo, a concludere la conferenza stampa di questa mattina alla Camera dei deputati, voluta dalla deputata Stefania Ascari con Laura Boldrini per denunciare l’allontanamento dei minori dalla madre dopo aver denunciato gli abusi paterni e il loro collocamento in diverse case famiglia.

“Lunedi uno dei fratellini- ha spiegato il legale della mamma, Domenico Morace, che ha preso parte alla conferenza stampa- è stato spogliato e lasciato in mutande per una perizia neurologica“, mentre i fratelli più grandi, di 16 e 14 anni, si sono rifiutati. “I consulenti di questo caso giudiziario e i magistrati sono in rapporto di assidua amicizia con lo zio dell’imputato, il padre dei ragazzi– ha denunciato di nuovo Morace- Padre che è stato rinviato a giudizio per gli abusi denunciati dai figli. L’udienza preliminare del 19 ottobre è stata rinviata al 20 novembre e poi ancora al 21 gennaio”. I bambini dopo aver denunciato gli abusi sono stati “ascoltati da un magistrato solo dopo 2 anni” e oggi, divisi in case famiglia, su di loro “sono in corso indagini psichiatriche”. La mamma Alma è stata definita da una CTU, poi annullata, come “simbiotica e alienante” e i figli prima della casa famiglia erano stati portati presso i nonni paterni. “Si esprima il penale sul reato contestato al padre- ha detto ancora l’avvocato- e si faccia qualcosa per questi bambini prima che accada l’irreparabile”. “Sono stati messi sotto pressione per cambiare la loro versione dei fatti e loro hanno rifiutato”, ha detto Alma alla deputata Laura Boldrini che, per l’Integruppo parlamentare delle donne, ha assunto un preciso impegno su questo come su altri casi denunciando come “a volte il nostro sistema di giustizia non è grado di fare quello che dovrebbe”. Alma ha mostrato il suo cellulare, i messaggi su whatsapp scambiati con i suoi figli. I cuori rossi che lampeggiano nella chat con la più piccola di 6 anni, che chiede di vedere i suoi fratelli. È stata affidata a una famiglia e l’avvocato Morace ha spiegato che sono in corso valutazioni per capire se questa famiglia sia “vicina al padre dei ragazzi”. ‘Mamma mi manchi tantissimo, ti voglio bene’ è l’ultimo audio che la piccola ha inviato a sua mamma. “Chiedo aiuto non per me- ha ripetuto Alma alle deputate e ai giornalisti presenti- ma per i miei figli”. 

Giannone: “Dal ministero della Giustizia nessuna risposta”

“La prima interrogazione è stata depositata a inizio febbraio 2020 e non è mai stata incardinata in Commissione giustizia. La seconda, dopo la risposta sulla stampa della giudice Taricco a uno dei fratelli, non ha mai avuto risposta”. Alla Dire la deputata del Gruppo Misto, Veronica Giannone, anche Segretaria della Commissione Infanzia e Adolescenza e in prima linea sul tema degli allontanamenti dei minori dai genitori e in particolare dalle madri accusate di alienazione parentale, intervenendo alla conferenza stampa sui fratellini di Cuneo, ha denunciato le mancate risposte del ministero di Giustizia alle sue interrogazioni sul caso.

“Su oltre 30 interpellanze e interrogazioni che ho depositato sono arrivate risposte solo per la metà e tutte generiche, che si rifanno a convenzioni internazionali, o ai codici, ma alla fine esce sempre fuori che ‘quanto a richieste specifiche sul caso non si possono acquisire notizie perché non si presenta qual è il Tribunale di riferimento’. È impossibile- ha puntualizzato Giannone alla Dire- mettere il nome e cognome delle persone o il numero di protocollo per ragioni di privacy delle persone che citiamo. A mio parere queste risposte sono solo una presa in giro. Il ministero- ha concluso con fermezza la deputata- trova così una scusa per non fare i controlli che può fare”.

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“I fratellini di Cuneo obbligati a vedere il padre a processo per abusi”

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