martedì 18 Agosto 2026

Raccontare uno stupro? Nelle caserme dei Carabinieri arrivano le stanze ‘protette’

In provincia di Roma sono state inaugurate altre due stanze pensate apposta per ascoltare le vittime di violenza o i minori: ecco come sono fatte

ROMA – Ambienti rassicuranti e dedicati che tendono a trasmettere una sensazione di accoglienza della persona e di attenzione per le sofferenze subite e che al contempo mira a ridurre il disagio di dover raccontare esperienze drammatiche. Perchè raccontare uno stupro o altre vicende molto delicate come maltrattamenti in famiglia non è come denunciare uno scippo o il furto di un portafoglio. E quindi anche il contesto deve essere adeguato e ‘aiutare’ la persona offesa. Il prima di questi ambienti ‘protetti’ è stato inaugurato nel 2021 presso la caserma dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma in via In Selci. Ora, nell’ambito del progetto nazionale del Soroptimist International d’Italia “Una stanza tutta per sé” nato dal protocollo siglato con l’Arma dei Carabinieri (e di recente rinnovato), sono arrivate altre due stanze di ascolto protetto in due caserme in provincia di Roma, quella della Compagnia di Bracciano e quella della Tenenza di Ardea. Questi ambienti, pensati per donne che subiscono violenza e per accogliere vittime vulnerabili o per effettuare audizioni protette di minori, sono ambienti rassicuranti e dedicati che tendono a trasmettere una sensazione di accoglienza della persona e di attenzione per le sofferenze subite e che al contempo mira a ridurre il disagio di dover raccontare esperienze drammatiche. Uno degli obiettivi è quello di assicurare alle donne vittime di violenza la massima riservatezza e protezione nel difficile atto della denuncia, e per questo hanno un ingresso discreto e riservato.

L’iniziativa del Soroptimist è nata sulla base del progetto nazionale “Una stanza tutta per sé”, varato insieme al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri con l’intenzione di attivare su tutto il territorio nazionale luoghi protetti al fine di agevolare la presentazione delle denunce. Ad accogliere la denuncia c’è personale specializzato che favorisce l’esposizione ponendosi sia come rappresentante della legge sia come persona cui confidare le proprie sofferenze e la stanza, resa accogliente, comunica serenità e facilita l’audizione nel complesso percorso della liberazione dalla paura. La resistenza a denunciare è causata dal fatto che l’autore della violenza non è un estraneo ma una persona cui la vittima è legata affettivamente, dal timore di entrare in un luogo istituzionale, dalla “vergogna” di dover raccontare tutto.
Allo stesso tempo la Soroptimist International d’Italia ha anche donato ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma una valigetta, un kit dotato di pc portatile e microtelecamera integrata per la registrazione delle denunce e delle escussioni, destinato alla diffusione sul territorio, indipendentemente dalla presenza di una stanza d’ascolto protetto dedicata, e per raggiungere le vittime, anche senza farle accedere in caserma.

L’inaugurazione delle ultime due stanze hanno visto la partecipazione della Presidente Nazionale dell’Associazione Soroptimist International Italia, la dott.ssa Adriana Macchi, del Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, Alberto Liguori e i sostituti procuratori di Tivoli e di Velletri, dei comandanti dei Gruppi di Ostia e Frascati. Così la Presidente Nazionale dell’Associazione Soroptimist International Italia, dott.ssa Adriana Macchi: “Aperture in territori nei quali Soroptimist risponde – come è nella sua tradizione e missione – ascoltando le esigenze e le necessità delle comunità. Non per aggiungere “bandierine” sulla mappa, ma per contribuire concretamente a creare le migliori condizioni affinché sempre più donne possano trovare un luogo sicuro e accogliente dove riprendere il filo della loro vita, recuperare quei diritti e dignità – richiamati in quei fondamentali principi della Dichiarazione – che vengono loro negate. Per dare loro coraggio, per far sentire loro che uscire dalla spirale della violenza, dei soprusi, dei maltrattamenti, si può!”, conclude.

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